In arrivo 700 milioni per le piccole imprese

Pronto il decreto che sbloccherà le risorse destinate alle Regioni

Gian Maria De Francesco

da Roma

Il Consiglio dei ministri di giovedì prossimo non discuterà solo del nome del successore di Antonio Fazio alla guida della Banca d’Italia. Sul tavolo dell’esecutivo dovrebbe anche arrivare un decreto per favorire il coordinamento delle competenze nella pubblica amministrazione e per sbloccare 700 milioni di euro destinati alle piccole e medie imprese nel 2006.
Si tratta di un decreto omnibus, hanno spiegato fonti del governo, denominato «Misure urgenti per la funzionalità della pubblica amministrazione». Nel provvedimento non sarà inserito il condono previdenziale agricolo che, saltato sia dalla Finanziaria sia dal decreto «mille proroghe», dovrebbe essere approvato con un decreto ad hoc.
Per quanto riguarda le imprese, l’obiettivo del decreto è sbloccare il fondo da 700 milioni già stanziati destinato alle Regioni. Anche questa misura avrebbe dovuto essere inserita in Finanziaria, ma non è stata accolta. Si è scelto così di percorrere la strada del decreto di fine anno. Una volta erogati i 700 milioni sarà compito delle Regioni stabilire piani organici di utilizzo a favore delle piccole e delle medie imprese.
Più complessa, invece, è la parte concernente la semplificazione amministrativa, materia anch’essa espunta dal «mille proroghe». Il punto cardine è l’unificazione delle responsabilità per le azioni di semplificazione che sarebbero affidate a un solo centro politico, presieduto dal ministro della Funzione pubblica su incarico del presidente del Consiglio. Lo scopo principale è l’abbattimento degli oneri burocratici per le imprese e per i cittadini.
È in programma anche il potenziamento della commissione per la semplificazione. Il numero dei componenti dovrebbe essere aumentato da venti a trenta con la possibilità di ampliare il numero dei professionisti. Oltre a noti giuristi si starebbe pensando di nominare anche economisti o esperti di statistica. I commissari rimarrebbero in carica tre anni anziché gli attuali due.
Il cosiddetto «condono verde» sostenuto dal ministro delle Politiche agricole Gianni Alemanno, invece, non troverà spazio nel decreto omnibus. Il provvedimento finalizzato alla regolarizzazione dei debiti pregressi dagli agricoltori, alla rimodulazione delle aliquote e all’emersione del lavoro nero non ha trovato spazio né in Finanziaria (il viceministro dell’Economia Vegas ne aveva stigmatizzato l’onerosità, ndr) né nel «mille proroghe». Fonti della maggioranza hanno sottolineato che per il condono agricolo si dovrebbe ricorrere a un apposito decreto anche se i tempi sono estremamente stretti poiché le Camere si scioglieranno, come anticipato dal presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, il prossimo 29 gennaio.