«In arrivo un carico di esplosivo via mare»

Il ministro Pisanu: «Troppo rumore su questo caso, ma teniamo alzate le difese»

Luigi Mori

da Roma

Se sono terroristi, oppure no, lo sapremo nella giornata di oggi quando il gip scioglierà la riserva sulla convalida del fermo dei tre algerini sospettati di voler compiere un attentato in Italia. L’interrogatorio nel carcere di Poggioreale del presunto kamikaze Yamine Bouhrama è durato poco più di tre ore. A Bouhrama sono stati chiesti chiarimenti in merito ad alcune indicazioni provenienti da intercettazioni ambientali e telefoniche. Fra le più «delicate», quelle su navi cariche di esplosivo dirette in Italia: stando agli atti giudiziari l’indagato parlerebbe al telefono con un connazionale parigino di un battello «grande come il Titanic» carico di esplosivo che doveva arrivare in Italia.
Durante un’altra conversazione, invece, Bouhrama avrebbe detto al suo interlocutore: «Qui faremo una festa più grande», conversazione avvenuta dopo gli attentati di Londra e Sharm el Sheik, nel mentre in tv scorrevano le immagini delle esplosioni, dove il termine «festa» viene correlato ad un’azione terroristica. Yamine Bouhrama ha confermato di essere il fratello di Moulud Bouhrama, il terrorista arrestato a Londra con l’accusa d’aver pianificato un attentato a base di ricina, una potente biotossina.
Infine, Bouhrama avrebbe parlato anche di un attentato in un villaggio turistico - non specificato - da realizzare con un aereo. In tutti e tre i casi l’algerino, durante l’interrogatorio di convalida nel carcere di Poggioreale, avrebbe negato di aver detto quelle frasi o avrebbe sostenuto che in esse non si faceva affatto riferimento ad attentati terroristici. Al termine dell’udienza il Pm ha chiesto al gip Enrico Ceravone la convalida del fermo e l’emissione dell’ordinanza di custodia cautelare in carcere.
Bouhrama, che ha un regolare permesso di soggiorno, un passaporto rilasciato dall’ambasciata algerina ed è in Italia dal 1996, avrebbe negato sia di esser stato in Irak, Pakistan e Afghanistan, sia di far parte del Gruppo salafita per la predicazione e il combattimento, affermando che le intercettazioni telefoniche che lo vedono coinvolto sono state male interpretate dagli investigatori. L’algerino fermato dai Ros avrebbe abitato, oltre che a Napoli, anche a Vicenza, Capaccio (vicino Salerno), Aversa (in provincia di Caserta). In tutte le città avrebbe lavorato, in maniera saltuaria, come operaio o come giardiniere. Questa mattina si terrà invece nel nel carcere bresciano di Canton Mombello, l’udienza di convalida degli arresti di Khaled Serai e Mohamed Larbi, i due presunti terroristi vicini a Yamine Bouhrama.
Decisa la presa di posizione del ministro dell’Interno, Beppe Pisanu, relativamente alla fuga di notizie: «Si sta facendo troppo rumore sull’arresto dei tre estremisti islamici algerini fermati in Italia. Questo non aggiunge e non toglie nulla di importante alla minaccia terroristica che continua ad incombere sull’Italia. Per questo continuiamo a tenere bene alzate le nostre difese».