In arrivo un Papa per la successione di Ruini alla Cei

Favorito per la guida dei vescovi italiani l’attuale arcivescovo di Taranto. Biblista, cappuccino, avrebbe battuto le candidature «cardinalizie» di Scola e Antonelli

da Roma

Si accelerano i tempi per il cambio alla guida della Cei e oggi in pole position per la successione a Camillo Ruini non c’è un cardinale, ma un prelato del meridione: l’arcivescovo di Taranto, Benigno Luigi Papa, cappuccino, attuale vicepresidente dei vescovi italiani per il Sud, votato con un’ampia maggioranza dall’assemblea. Secondo autorevoli indiscrezioni, nell’incontro di sabato mattina tra Benedetto XVI e Ruini si è parlato anche della prossima nomina del presidente della Cei e nelle ultime settimane, dopo varie consultazioni, sembra ormai prevalsa l’idea di affidare la guida dell’episcopato italiano non a uno dei porporati delle grandi sedi residenziali (come Angelo Scola, patriarca di Venezia, o Ennio Antonelli, arcivescovo di Firenze), ma ad un vescovo che non sia cardinale e provenga da una delle grandi diocesi del Sud.
Con questa scelta, che ha nel Segretario di Stato Tarcisio Bertone uno dei suoi sostenitori, Benedetto XVI intenderebbe imprimere una svolta più pastorale alla Cei. La scelta di monsignor Papa, in questo senso, è significativa: l’arcivescovo di Taranto, 71 anni, originario di Spongano (Otranto), è un biblista, laureato in esegesi all’Istituto biblico francescano di Gerusalemme, autore di un apprezzato commento degli Atti degli Apostoli, noto anche per libri che raccolgono le sue omelie. In quanto cappuccino è stato spesso consultato dalla Santa Sede per le vicende legate al santuario di Padre Pio a San Giovanni Rotondo, ed è considerato comunque vicino al cardinale Ruini. L’altra possibilità, caldeggiata dallo stesso presidente uscente, era quella di nominare un cardinale, in modo da garantire una maggiore forza e anche una maggiore autonomia alla conferenza episcopale italiana. Non è un mistero che Ruini abbia appoggiato la candidatura del patriarca Scola, nei confronti del quale sono però state avanzate delle difficoltà da parte di alcuni vescovi (il più dubbioso sembra sia stato il cardinale Severino Poletto, arcivescovo di Torino), probabilmente motivo della sua provenienza iniziale dalle file di Comunione e liberazione. Non si esclude che Scola, che gode della stima del Pontefice con il quale ha collaborato alla Congregazione per la dottrina della fede, possa essere in futuro chiamato a Roma, in Curia. Anche l’altra candidatura «cardinalizia», quella di Antonelli, la seconda opzione proposta da Ruini, sembra al momento congelata, pur non potendosi escludere sorprese dell’ultima ora.
Un anno fa, qualche settimana prima che Ruini compisse 75 anni e arrivasse al termine del suo terzo quinquennio come presidente dei vescovi italiani, la Segreteria di Stato – allora retta dal cardinale Angelo Sodano – attraverso l’allora nunzio in Italia Paolo Romeo aveva promosso una sorta di sondaggio segreto tra i vescovi italiani chiedendo loro il nome del successore. Tre erano risultati i più votati: il cardinale Dionigi Tettamanzi, arcivescovo di Milano, il patriarca di Venezia Angelo Scola e il vescovo di Novara Renato Corti. Proprio presso quest’ultimo, lo scorso 5 gennaio, sarebbe stato fatto un sondaggio per sapere se accettava la presidenza ma il vescovo avrebbe rifiutato. Si è fatta allora strada l’ipotesi di un vescovo del Sud, che ridia voce alle regioni meridionali. Oltre a quella di monsignor Papa, è stata presa in considerazione anche la candidatura dell’arcivescovo di Bari Francesco Cacucci.
Con il presidente Ruini, o comunque poco tempo dopo, potrebbe cambiare anche il segretario della Cei, monsignor Giuseppe Betori. Il candidato numero uno a prendere il suo posto è l’attuale vescovo di Ivrea, Arrigo Miglio, classe 1942, attuale presidente del comitato della conferenza episcopale per le Settimane Sociali. Quanto ai tempi del cambio, le nomine sono attese entro la prima settimana di marzo. Un termine che sarebbe stato chiesto dallo stesso Ruini al Pontefice.
Come sarà la Cei del dopo Ruini? Qualunque sia la scelta di Benedetto XVI, un elemento di discontinuità inevitabile sarà dato dalla personalità, dalla formazione e dal linguaggio del successore. Quanto al «programma», non potrà che essere quello tracciato da Papa Ratzinger al Convegno ecclesiale di Verona, lo scorso ottobre.