In arrivo la pubblicità multietnica

«Sushila dice sempre sì. Vuoi giocare con lei?». È il 1999, la scritta compare su una scatola che ricorda quella della Barbie, ma dentro c’è una bambola extracomunitaria. I manifesti della campagna che appaiono in tutta la Spagna sono firmati da Manos Unidas e dell’agenzia Saatchi & Saatchi. È la pubblicità multietnica, un filone proprio del mercato statunitense e australiano mentre in Europa sono poche le società specializzate e tutte concentrate nei Paesi nordici.
Ultimamente anche i produttori italiani si sono accorti che la società si sta trasformando, che gli immigrati sono tanti, ma soprattutto producono reddito e consumano. (L’Italia vanta un precursore come Oliviero Toscani, il pubblicitario che ha stravolto la comunicazione tradizionale: colorati sono i vestiti che fotografa, ma anche la pelle degli indossatori, modelli di tutte le razze). Da un anno, dopo una ricerca di mercato effettuata da Millword Brown, a Milano è nata Etnocom, la prima agenzia italiana di pubblicità dedicata agli extracomunitari. Lo staff è composto da una dozzina di creativi provenienti da Marocco, Brasile, Albania e Filippine più quattro italiani, tra cui l’amministratore delegato Giuseppe Albeggiani e Silvio Abbro, specialisti del marketing e della comunicazione che hanno avuto l’idea. «L’obbiettivo - spiega Albeggiani - è di interpretare lo straniero in Italia come target commerciale, opportunità economica e non un problema sociale. E di permettere inoltre alle aziende di conquistare nuove fette di mercato generando sentimenti di gratitudine e fedeltà di marca per aver dedicato la propria attenzione in maniera specifica a ciascuna etnia».
Intanto già ci sono campagne in corso realizzate dalle Poste italiane, Trenitalia, ministero della Salute e non solo. Mentre Etnocom è per ora l’unica realtà italiana che sta lavorando per un numero cospicuo di grandi marchi e studia linguaggi sempre più familiari e accessibili ai cittadini stranieri, il nuovo business avanza.