GLI ARROGANTI E I DI BENEDETTO

Ero e resto convinto che sarebbe stato meglio invitare giornalisti stranieri a Genova piuttosto che giornalisti genovesi in Cina. Ero e resto convinto che sarebbe stato meglio che il Carlo Felice, abituato a piangere miseria, trovasse un qualsiasi trucco contabile per girare nelle sue casse piuttosto vuote i soldi destinati al viaggio dei giornalisti al seguito. Ero e resto convinto che la scelta delle testate da invitare e l’esclusione del Giornale sia stato solo l’ultimo dei gravi errori commessi dal Teatro genovese, perchè non tiene conto delle tirature, nè della rappresentatività, nè del radicamento nel tessuto genovese e ligure. Ero e resto convinto - e in ciò, come ho già scritto, concordo alla virgola con la posizione espressa dal caporedattore del Corriere mercantile-Gazzetta del lunedì Paolo De Totero su queste pagine - che un giornalista libero è libero anche se il viaggio gli viene pagato e un giornalista servo è servo anche se il viaggio glielo paga l’editore o, addirittura, se se lo paga di tasca propria. Mi pare che il panorama genovese abbondi di esempi di entrambe le figure giornalistiche.
Ero e resto convinto che il sovrintendente del Carlo Felice Gennaro Di Benedetto abbia avuto un ruolo decisivo nel salvare il Teatro. Ero e resto convinto che, senza di lui, forse, non saremmo nemmeno qui a raccontare di Carlo Felice. Ero e resto convinto che le sue scelte artistiche, manageriali e di programmazione hanno invertito la rotta rispetto alle scelte elitarie di alcuni dei suoi predecessori, che sembravano quasi inebriati dalle opere incomprensibili e dalle vette negative di pubblico. Ero e resto convinto che iniziative come quelle della giunta Biasotti di portare i genovesi a teatro, anche gratis, siano il vero modo di avvicinare alla musica anche aree sociali che magari non ci avrebbero mai pensato. Ero e resto convinto che aver favorito l’ingresso di Finmeccanica nel Carlo Felice sia il vero capolavoro gestionale di Di Benedetto.
Insomma, come sempre, qui al Giornale, siamo abituati a giudicare laicamente le cose. Riconoscendo i meriti anche ai nostri avversari, storici o di giornata, perchè pensiamo che sia la base per essere credibili.
In questo quadro, pur non mutando di una virgola il nostro pensiero sulla trasferta cinese di Regione e Carlo Felice e non condividendo alcune delle risposte dell’ottima intervista del nostro Ferruccio Repetti al Sovrintendente, accettiamo con piacere le scuse di Di Benedetto al Giornale e, soprattutto, ai nostri lettori. Gennaro, pur nella diversità di posizioni, ha confermato una volta di più che il dibattito e il confronto sono la base di tutto. E del dibattito e del confronto queste pagine vogliono essere, sempre più, la bandiera.
Credo che molti, a Genova, abbiano da imparare da Di Benedetto e dalle sue scuse. Dall’arroganza non nasce niente, dal confronto nasce una città migliore.