«Arsenal, questa sfida è colpa tua»

nostro inviato a Londra

Londra con il sole è un evento. Ma anche Arsenal-Milan promette scintille e spettacolo. E non solo per una tradizione un po’ retrò di cui non si sente nostalgia. Lontano il precedente con Capello allenatore, 13 anni fa (supercoppa d’Europa decisa da Boban), più recenti le due sberle riservate alla Juve di Capello. Questa sfida sembra quasi un cambio della guardia tra i vecchi padroni della Champions e i giovani rampanti del calcio inglese. Arsenal e Milan sono uno l’opposto dell’altro. La squadra di Wenger comanda nella Premier, il Milan arranca al quinto posto dalle nostre parti. L’Arsenal è la più giovane delle sedici concorrenti (età media 25,5 anni), il gruppo dei campioni di Yokohama il più stagionato (30,4). I Gunners praticano un calcio veloce, che ti stordisce; ai rossoneri piacciono le cadenze lente rese efficaci dalle rare accelerazioni di Kakà non ancora al meglio. Di analogo c’è la condizione generale: non proprio brillante in campo londinese, discutibile quella milanista. «È la storia recente del mio club a rendermi ottimista» confessa Paolo Maldini, mentre Galliani si è ritrovato con una telefonata di Abramovic che chiedeva di procuragli tre biglietti, peraltro introvabili: «Li avrai solo se mi dai Drogba», la battuta del vicepresidente vicario.
L’Arsenal è il futuro, il Milan il passato, per il presente vediamo stasera. «L’esperienza è dalla nostra parte» sostiene Ancelotti. L’anno scorso, in febbraio, il Milan impiegò 210 minuti per piegare il Celtic: gli scozzesi non hanno la leggerezza dell’Arsenal. Ecco la differenza che allarma e forse sospinge Galliani a reclamare, per l’immediato futuro, una riforma della Champions sul modello del tabellone di tennis per evitare che agli ottavi ci siano già sfide crudeli come queste, come Roma-Real. Platini sta studiando la materia. «Nel nostro caso la colpa è dell’Arsenal arrivata seconda nel suo girone» fa notare Maldini. «Possiamo anche perdere ma dovremo capire se possiamo farcela. Servono coraggio e personalità» spiega alla fine Ancelotti che non perde mai la fiducia nel suo vecchio gruppo. Ci fosse il suo presidente Silvio Berlusconi potrebbe rianimare la truppa con lo slogan elettorale: «Rialzati Milan».