Arte, il corpo e la sua assenza allo Spazio Taccori

Una nuova mostra collettiva a cura di Sara Carbone si inaugura alla galleria milanese di corso Garibaldi 2.

«Presenze assenze di corpi» è il titolo della nuova mostra collettiva che si inaugura alla galleria milanese Spazio Taccori di corso Garibaldi 2. Tema dell'esposizione, curata da Sara Carbone e sponsorizzata da Terrazze di Montevecchia, il corpo e la conseguente indagine ontologica che ne deriva. Per rendere più fruibile il percorso lo Spazio è stato diviso in quattro sezioni volte a rappresentare la riflessione intima sull'essenza dell'Io. La zona dello scalone d'ingresso, "Nascor" (nascere), ospita i quadri di due pittrici in netto contrasto tra loro. Marianna Lo Castro, giovane esordiente, raffigura degli embrioni stilizzati in olio su tela, predominanti sono le tonalità fredde del blu e del viola che donano ai soggetti un'apparente immagine di calma e tranquillità, nell'immaginario tipico del ventre materno. Accanto a lei Liana Ghukasyan, promettente allieva dell'Accademia di Belle Arti di Brera, ritrae se stessa in figure distorte, spose angosciate che si contorcono, donne che perdono sangue, rosso e violenza. Il calore del grembo materno contro il dolore esistenziale della donna, la sicurezza dello stato embrionale contro la consapevolezza della propria natura effimera. In questa sezione incontriamo anche la prima delle statue in fil di ferro di Leonardo Monti, professore e scultore diplomato presso l'Accademia di Belle Arti di Brera, le cui opere sono inserite in tutto il percorso della mostra come elemento di giuntura tra la riflessione filosofica contenuta nei quadri e la realtà degli osservatori. Le figure di questo artista, in proporzione quasi reale, scrutano gli astanti per creare un rapporto dialogico tra le opere e gli spettatori. La prima stanza rappresenta l'"Ego", qui l'Io è esasperato nella contrapposizione tra l'angoscia e l'utopia. Poi è la volta di Massimiliano Patriarca, allievo di Brera, con piccole tele in olio sovrapposte a grandi tavole incise e dipinte in acrilico, corpi femminili o loro particolari su sfondi damascati che donano alle opere una prospettiva irreale e amena. Il corridoio dello Spazio diventa l'espressione artistica della situazione comunicativa, il luogo rappresentativo del "Contactus" con l'altro. Daniela Ardiri espone qui le sue foto in bianco e nero, tutte in autoscatto. Anche lei proveniente dall'Accademia di Belle Arti di Brera, già laureata in Psicologia dell'Arte, contrappone alle immagini fotografiche un olio su tela rosso raffigurante un busto femminile. La sensualità e l'estrema delicatezza delle pose rappresentano la dimensione erotica, il rapporto con l'altro nell'intimità. Tappa conclusiva del percorso è la stanza intitolata "Alter", qui la riflessione si sviluppa su un fronte ontologico ancora più profondo in cui il concetto di corpo si nullifica nel concetto sartriano dell'essere. Decoratrice specializzata in pittura e fotografia digitale presso l'Accademia di Belle Arti di Brera, Eleonora Pullano raffigura in olio su tela una donna obesa calma e visibile nella sua interezza durante il sonno, ma contorta e in penombra quando prende coscienza di sé, la presenza dell'altro è data intuitivamente nel fenomeno della vergogna di un corpo mostrato solo parzialmente... . Per i quadri di Daniela Savini, laureata in Conservazione dei Beni Culturali e successivamente diplomata in Archivistica, Paleografia e Diplomatica, l'intento filosofico è dichiarato apertamente dall'artista: al centro l'uomo come essere esistente e la sua solitudine davanti al mondo, la percezione dell'altro come un peso e la coscienza di sé come consapevolezza della fine. Accanto a loro Enrico Fossati, grafico di professione, espone, in olio su tela, assenze di corpi su sfondo geometrico colorato. Qui il tema principale è proprio quello della percezione dell'assenza, indissolubile dall'esistenza dell'altro. Le sagome bianche rappresentano i corpi che occupavano quegli spazi, presenze che hanno lasciato la propria ombra ad ulteriore testimonianza del proprio essere. La mostra è sponsorizzata dall'azienda vitivinicola Terrazze di Montevecchia. Situata lungo i pendii di Montevecchia e della valle del Curone, la casa, che rispetta il regolamento della "lotta integrata" per la lavorazione del vigneto, prevede trattamenti attenti alla tutela dell'ambiente, alla salvaguardia del territorio e alla conservazione del paesaggio agrario. Mario Soldati nel suo "Vino al vino" offre un ritratto edificante dei vigneti del territorio preferendo la produzione di Montevecchia per il titolo di vero "vino di Milano" a quella di San Colombano.