Arte di gruppo

Ditemi, avete letto qualche salace corsivo contro Dolce & Gabbana, ultimamente? Non dico un editoriale, ma un corsivetto, uno sputino, una semplice critica di un giornalista scritta su un giornale: no, non l'avete letta, perché i due sono inserzionisti pubblicitari. Tempo fa fecero uno spot basato su flatulenze, poi vietato. Poi hanno dato pubblicamente della «stronza» a una giornalista che aveva criticato il loro ristorante e di conseguenza hanno minacciato di togliere pubblicità al Sole 24 Ore. Adesso hanno diffuso un manifesto dove si vede una donna, a terra, sovrastata da un uomo che le blocca i polsi e che pare palesemente la stia violentando sotto gli occhi di tre ragazzi: dal che hanno protestato 13 senatori di destra e sinistra e centro, e i sindacati, Amnesty International, il Comitato di controllo pubblicitario, praticamente tutta la Spagna: ditemi, avete letto anche la critica di un giornalista italiano? No: al massimo i due li si intervista, si rilancia il loro pensiero a tutta pagina («non ci pentiamo») così da apprendere che allora «bisognerebbe anche chiudere il Louvre e la maggior parte dei musei del mondo», perché «la moda è cultura, sogno, arte».