«Arte, Rai e via tutti gli orrori Ecco come cambierò Milano»

(...) Tornando a Gheddafi?
«Un rapporto antico, pur senza nessuna adesione al suo progetto politico. Inutile ricordare il mio viaggio per violare l’ingiusto embargo degli americani».
Un gesto di eroismo decadente alla D’Annunzio?
«Gheddafi non è presidente della Repubblica, né del consiglio, né del parlamento. È un’autorità morale. Dice una cosa e gli altri eseguono».
Sgarbi autorità morale della giunta Moratti?
«Vorrei occupare l’assessorato all’Arredo e al decoro urbano assegnato a Maurizio Cadeo. Con spirito di collaborazione, non bellicoso».
Per farne che?
«Per diventare, come Gheddafi, la guida della rivoluzione».
Rimettiamo i piedi a terra.
«Penso di avere un programma che non può che essere condiviso».
Da dove partiamo?
«Dalla nomina di Claudio Cappon a direttore generale della Rai. Non mi suona partigiana».
Milano che c’entra?
«Un buon auspicio per riabilitare la Rai di Milano come centro di produzione. Sono convinto che un uomo straordinariamente equilibrato e capace come lui favorirà questo processo, fondamentale anche per la città».
In concreto?
«La Rai a Milano può produrre programmi sull’arte, sulle mostre sulla cultura».
Secondo punto del programma Sgarbi?
«Restituire Brera ai milanesi, così come il Louvre è stato restituito ai parigini. E ai turisti. Chiunque va a Parigi visita il Louvre, non tutti quelli che vengono a Milano vanno a Brera».
Ce la farà?
«Con l’aiuto della banche, della Regione, della Provincia. L’ho già fatto a Torino con il Museo egizio, diventato fondazione per mia iniziativa. Ne parlerò anche con il ministro Antonio Di Pietro. Le infrastrutture non sono solo le strade».
Ma Milano è una città bella o brutta?
«È una delle quattro città più importanti insieme a Roma, Firenze e Venezia. Certo va valorizzata».
Arrivano i grattacieli.
«Se devo dare un’indicazione estetica non mi piacciono. In una città padana le linee sono orizzontali».
Quindi?
«Recuperiamo un percorso. Il Cenacolo, San Satiro, Sant’Ambrogio, palazzo Borromeo. Anche a Milano ci sono monumenti di straordinaria bellezza. Ma nessuno sembra accorgersene».
Un’altra idea-Sgarbi?
«Creiamo fuochi diversi. Non solo il centro tradizionale, ma cinque o sei punti da cui vedere la città».
Non le periferie.
«Oggi sono orribili».
Nemmeno la Biblioteca europea le piace.
«Il disegno è brutto. Non si farà mai».
Anche su molti monumenti il suo pensiero è piuttosto chiaro.
«La statua di Miró va spostata da via Senato. Sarà anche Miró ma non può stare davanti a un palazzo del Settecento. Come l’Ago e il filo vanno tolti da piazza Cadorna. Il monumento a Pertini in via Manzoni è un pisciatoio».
Una lista lunga.
«Brutta la statua di Montanelli nei giardini di via Palestro. Orribili i Quattro cavalieri dell’apocalisse di Rosenthal. Sembrano lì a pascolare un gregge di pecore».
Almeno la Scala restaurata le piace?
«Da buttar giù i lampioni sulla facciata. Terribili. Nel progetto del Piermarini non c’erano».
Un pensiero positivo?
«Diamo spazio a grandi artisti contemporanei come Lucian Freud o Antonio Lopez Garcia. La Moratti sarà felice, a Milano farò arrivare collezioni mai viste».
Un altro, ce la fa?
«Una grande biennale del dissenso per dar voce a intellettuali e artisti vittime dei regimi totalitari. E poi, prendendo spunto da Le Goff alcune mostre che vadano provocatoriamente dal futurismo al medioevo».