Un’arte ma solo a metà

Mi è capitato più volte di trovarmi di fronte allo spettacolo offerto dai graffiti metropolitani, e devo dire che le mie reazioni sono state volta per volta diverse. Ci sono graffiti che sembrano avere una loro forza creativa, che sembrano esprimere una volontà di colorare quello che non ha colore, di rendere meno grigio il paesaggio urbano, che troppo spesso tende a divenire amorfo e schiacciante. Ma in moltissimi casi mi sono trovato di fronte a incomprensibili ghirigori, lettere d'alfabeto sbilenche, scaracchi di colore senza senso e senza forma, tanto da pensare a veri e propri atti di sfregio, di vandalismo. Se sulla facciata appena ripitturata di un palazzo storico qualcuno viene a tracciare sbaffi di nero , linee curve e intorcigliate, senza neppure un briciolo della grazia delle lettere dell'alfabeto arabo, cosa devo pensare? Siamo di fronte a teppismo di piccolo cabotaggio, a gesti di piccola provocazione insensata. Anche certe carrozze ferroviarie, che di loro avrebbero certo bisogno di essere migliorate dentro e fuori, quando escono dalla stazione piene di graffiti danno spesso una immagine di qualcosa di obsoleto, di provvisorio, di inaffidabile, più di quanto non siamo già portati a considerare obsolete, provvisorie e inaffidabili le nostre ferrovie. Certo, il graffito può diventare arte, si è visto in molti casi, americani in particolare, può continuare una tradizione artistica formidabile che parte da gesti come quelli di Jackson Pollock, che faceva gocciolare (...)