Le articolazioni vanno difese

Lo studio di Herrero-Beaumont ha accertato che un principio attivo messo a punto in Italia contrasta il dolore articolare

Gianni Mozzo

L’osteoartrosi è una malattia degenerativa cronica, molto più diffusa di quanto si creda (ne soffrono 5 milioni di italiani): Il sintomo principale è il dolore, incessante, che finisce per disturbare anche il sonno. Progressivamente, si riduce la capacità di movimento, dovuta alla distruzione delle strutture articolari. Si può arrivare all’immobilità.
Il professor Maurizio Montecucco, direttore della scuola di specializzazione in reumatologia dell’Università di Pavia, sostiene che, dopo i 65 anni, trenta persone su cento soffrono di artrosi del ginocchio. Soffrono al contempo di altre patologie - metaboliche o cardiovascolari - che pongono limiti alle terapie. Tradizionalmente, questi pazienti vengono trattati con analgesici o con farmaci antinfiammatori non steroidei, talora mal tollerati. Durante i lavori dell’American college of rheumatology, che si è concluso a San Diego pochi giorni fa, il professor Gabriel Herrero-Beaumont, dell’Università di Madrid, ha presentato lo studio internazionale «Guide», condotto per sei mesi su un migliaio di pazienti, divisi in tre gruppi: il primo trattato con un analgesico puro (paracetamolo), il secondo con glucosamina solfato; il terzo, invece, non assumeva alcun farmaco. Conclusioni: i pazienti trattati con paracetamolo hanno avuto benefici passeggeri; quelli trattati con glucosamina solfato, invece, hanno visto ridursi notevolmente il dolore e migliorare la funzionalità articolare. Herrero-Beaumont è fermamente convinto, quindi, che la glucosamina solfato, somministrata nella dose di 1.500 mg una sola volta al giorno, «sia oggi il farmaco di prima scelta da impiegare il più precocemente possibile nel trattamento dell’osteoartrosi, perché già nei primi sei mesi riesce a controllare in modo ottimale la sintomatologia e ad integrarsi perfettamente con altre possibili terapie, evitando che la degenerazione articolare diventi invalidante».
Questo risultato è stato giudicato «ottimale» perché associa la scomparsa o almeno l’attenuazione del dolore alla protezione dell’articolazione offesa, impedendo una rigidità articolare che può portare anche alla temuta immobilità.
Studi precedenti a quello del professor Herrero-Beaumont avevano previsto un trattamento a lungo termine, per almeno tre anni. The Lancet aveva pubblicato, nel 2001, uno studio del professor Reginster di Liegi in cui si attribuiva a glucosamina solfato il merito d’avere limitato notevolmente i danni articolari e di avere fermato l’evoluzione della sintomatologia dolorosa, riducendo del 70 per cento il rischio d’un intervento chirurgico di sostituzione protesica del ginocchio. Lo studio «Guide», presentato in California, ha dimostrato che gli stessi risultati si possono ottenere anche nel breve periodo: appunto sei mesi.
Questo nuovo principio attivo è stato sviluppato in Italia dal gruppo di ricercatori che fa capo al professor Lucio Rovati, docente di Farmacologia clinica nell’Università di Milano Bicocca.