Artigiani, è boom di stranieri «Milano sempre più egiziana»

A Milano l'artigianato si tinge di mille colori: ogni cento imprese italiane, 11 sono straniere. In testa il bianco, rosso e nero della bandiera egiziana, per arrivare ai toni delle bandiere dell'Est europeo fino a quelli più accesi dell'America Latina. Le imprese artigiane con titolare straniero, infatti, dallo scorso anno sono aumentate di 1.266 unità (vale a dire più 18,59%) arrivando a quota 8.073.
Dalle piramidi alla Madunina, sono egiziani gli artigiani che hanno fatto più fortuna a Milano: con le loro 2.662 aziende tra città e provincia occupano il 32,97 % del settore. Ecco un esempio: Adel Abrahim Elfanagily, arrivato in Italia quando aveva diciannove anni, in tasca un diploma da geometra e una speranza di riscatto. Dieci anni passati tra un lavoretto e l'altro e poi, nel 1991, finalmente la possibilità di mettersi in proprio come piastrellista. «Non è stato facile - rivela - ogni giorno bisogna affrontare tante difficoltà, ma soprattutto il pregiudizio della gente». Non è solo Adel, i suoi connazionali infatti, detengono il primato in tutte le specialità: dall'edilizia che conta 1.713 imprese, alla metalmeccanica, passando per la ristorazione fino ai servizi vari come le imprese di pulizie, l'assistenza alla persona e le consegne a domicilio. Due le eccezioni: l'abbigliamento e i trasporti.
Per la prima (non c'era dubbio), il dominio incontrastato va alla comunità cinese, l'unica ad aver sfidato gli italiani anche nel campo della pelletteria. Tra i trasportatori, invece, si sono fatti spazio peruviani ed ecuadoregni con una minima, ma significativa, quota di tassisti. In rincorsa, dietro l'Egitto, i paesi dell'est europeo e l'Albania. «Sono arrivato a 21 anni - racconta Ervin Perberi, installatore di impianti albanese - per un paio d'anni ho lavorato come operaio in nero». Poi la svolta: «Quando sono riuscito a mettermi in regola mi sono dato da fare per mettermi in proprio ed ora ho dato lavoro a tre ragazzi». Stranieri come lui, ma rumeni perché «la nazionalità non conta, l'importante è avere voglia di lavorare».
La ricerca, condotta dall'Unione artigiani della Provincia di Milano, rivela un particolare che tranquillizzerà gli animi di chi teme che anche i manufatti della tradizione milanese perdano la loro tipicità: «L'imprenditorialità straniera - precisa il Segretario generale Marco Accornero - si orienta verso alcune specializzazioni come l’edilizia, la metalmeccanica, i servizi, i trasporti, trascurando quasi totalmente il cosiddetto “artigianato d'arte”, cioè quello che contraddistingue la tradizione italiana». L’Unione artigiani, inoltre, «valuta il segnale di mutamento della realtà d’impresa portato dalla crescente presenza di immigrati come un arricchimento dal punto di vista produttivo, sociale e politico. Anche per questo - conclude Accornero - ci siamo dotati di specifici servizi indirizzati agli operatori stranieri».
Per ora, in ogni caso, non c'è pericolo: l'artigianato «di qualità», frutto della creatività e dell'abilità dei maestri d'opera, rimane patrimonio nazionale.