«Artigiani, economia reale contro i giochi finanziari»

Assistiamo al crollo di un sistema virtuale

Sabato 3 dicembre apre l’Artigiano in fiera. Edizione numero?
«Edizione numero sedici, stiamo per andare all’università».
Antonio Intiglietta, presidente di Ge.Fi., e la crisi?
«Proprio perché c’è la crisi, questa fiera rappresenta una grande provocazione. Una riflessione su cosa significhi essere artigiano. Una concezione dell’economia che metta al centro la persona. Radicata nel suo territorio».
Molti pensano che sia un posto dove andare a cercare i regali di Natale a buon prezzo.
«Parliamo di 2.900 artigiani di 110 Paesi, di 150mila metri quadrati frequentati da qualche milione di visitatori. Di spagnoli e tedeschi, slovacchi e sloveni».
E quindi?
«Gente che nel lavoro fa parlare la propria storia, l’umanità, l’intelligenza. Ci sono tanti maestri, ma anche tantissimi giovani».
Cosa significa realmente far parlare la propria storia?
«Dire che c’è un’economia reale che non fa profitti facili, guadagni veloci per il tornaconto di pochi e non di chi produce».
Un tema parecchio attuale.
«Oggi assistiamo al fallimento di un’economia virtuale che ha provocato enormi danni».
Vuol dire che bisogna tornare all’artigianato?
«A un’economia che produca ricchezza e occupazione. E abbandonare quella che sta usando i popoli per il profitto fine a se stesso».
Dalla crisi come si esce?
«Chi verrà a vedere l’Artigiano in fiera capirà che la risposta alla crisi è rimettersi a lavorare».
Dice che dobbiamo diventare tutti artigiani?
«Bisogna capire che non esiste un lavoro intellettuale che non plasmi la materia per rendere più bella e più vera la vita».
Questo direbbe oggi ai giovani preoccupati per la precarietà.
«Dico loro di abbandonare l’immagine falsa che deriva da tivù e cinema anni Ottanta del manager e dello yuppie che dopo l’università diventano uomini di successo».
Niente manager?
«No se a diventarlo sono in venti, mentre tutti gli altri finiscono a fare lavori mortificanti e frustranti per tutta la vita».
Tecnologia e innovazione però galoppano veloci.
«Certo e Steve Jobs era un modello artigiano: ha messo insieme il gusto e la bellezza con la tecnologia e ha cambiato il modo di apprendere nel mondo».
In molti parlano di un Natale triste, di crisi.
«La fiera deve essere etimologicamente una feria, una festa. La frase che si sente più spesso è “che bello!” e si riscopre il rapporto di un lavoro con un popolo».
Lei sembra ottimista.
«L’Italia è piena di gente che ha voglia di reagire rimboccandosi le maniche. A patto che tutti facciano la propria parte con la stessa serietà del popolo».
Anticipi qualcosa.
«Il padiglione “Abitare la casa” con 35 artigiani che costruiscono arredi su misura. Pezzi unici che utilizzano la tecnologia dell’industria, la qualità dei materiali e il genio degli artigiani».
E poi?
«Giovani su design e creatività. E 32 guru della sartoria che vogliono rilanciare il loro mestiere e cercano giovani per tramandare la loro arte. Così si esce dalla crisi».