Gli artigiani in piazza: «La peggior manovra della storia d’Italia»

Record di fischi per Prodi: dieci minuti. Il presidente di Confartigianato Guerrini: «Intrisa di un’ideologia antistorica». Tanti gli slogan: «Tassassini, ci avete preso per il mulo»

Gabriele Villa

da Milano

Fuori, sotto la pioggia, un mulo. Un mulo vero, avvolto nella bandiera blu della Confartigianato. Dentro, dentro la nuova Fiera di Rho-Pero, padiglione 5, gli altri. Dieci, fors’anche quindicimila persone, convenute dal monte e dal piano, per urlare forte il loro «no» contro la Finanziaria. Dieci, fors’anche quindicimila artigiani, in rappresentanza di oltre mezzo milione di imprese. Lavoratori autonomi che, già costretti a tirare avanti fra le comuni mille difficoltà quotidiane ora, a maggior ragione, dopo la mazzata architettata anche ai loro danni dal governo Prodi, muli si sentono. Perciò sfilano con la faccia di Prodi-Pinocchio e le magliette bianche dove sta scritto: «presi per il mulo».
«Ma se il mulo si schianta - per citare testualmente il presidente di Confartigianato, Giorgio Guerrini, che alle 12 e 30 chiude dal palco, fra applausi scroscianti, la grande adunata -, si schianta il Paese».
Dovrebbe andare orgoglioso, Romano Prodi, di questa adunata nazionale in terra lombarda. È riuscito, come riconosce lo stesso Guerrini, nell’impresa, non accadeva dal 1993 quando tirava il vento della minimum tax, di tornare a coagulare sotto un unico gigantesco «no», sotto un'unica bandiera di protesta, il popolo silenzioso degli artigiani. Ma è riuscito anche in un’altra impresa, aggiungiamo noi, cronometro alla mano: collezionare 9 minuti è 46 secondi di fischi, spalmati in meno di due ore di manifestazione, ogni volta che il suo cognome è stato pronunciato dal palco. Sette minuti tondi sono il totale raccolto dal ministro dell'Economia, Padoa-Schioppa, mentre 5 e 32 secondi quelli messi assieme, durante l'arco della singolare mattinata fieristica, dal suo vice, Visco.
«È la peggiore Finanziaria della storia della nostra Repubblica - sbotta Guerrini - intrisa di un'ideologia che non ha più ragione di esistere. Che riaccende una contrapposizione antistorica tra padroni e operai. Gli artigiani pagano il prezzo più alto della manovra economica: 1,9 miliardi di euro di maggiori oneri, cioè quasi il 40 per cento del totale dei sacrifici imposti alle imprese italiane - tuona Guerrini - e se questo governo ha un po’ di coraggio può modificare la Finanziaria per quelle parti che consentono di sperare in un maggior sviluppo e in una maggior ripresa. Il mulo è una bestia docile, ma forte e determinata. Noi delle piccole imprese siamo un mulo che non arretra davanti a niente e che ha a cuore lo sviluppo territoriale del Paese. Non ci fermeranno perché questa Finanziaria così come è non va».
Ci sono gli slogan al fulmicotone del tipo: «La Cina ci rovina, Prodi ci rapina», ce ne sono altri che dovrebbero indurre gli inquilini di Palazzo Chigi alla riflessione: «Lasciateci lavorare, non fateci scoppiare». Ma c’è, soprattutto, una seria contrapposizione alle vane ragioni di un governo che, come ribadisce il segretario generale Cesare Fumagalli «sembra stia facendo di tutto per colpire chi lavora. Ogni anno sulle imprese italiane pesano 13,7 miliardi di euro in oneri burocratici, l'un per cento del Pil del Paese. Sono questi i tagli su cui puntare. Ci aspettiamo che si torni sulla via del contenimento della spesa pubblica e che non aumentino le entrate». Si sono alzati presto ieri gli artigiani d'Italia. Prim'ancora di quanto facciano tutte le mattine. Si è alzata alle 4 e mezzo la folta delegazione sarda che ha riempito tutto un aereo. Si sono messi in moto addirittura a mezzanotte, gli artigiani di Lecce e di Pescara, per salire sui pullman che li hanno portati dritti in Fiera. E così, ieri i pullman non si riuscivano nemmeno più a contare. Nella mattinata incandescente c’è stato spazio anche per respingere al mittente certe illazioni. «Dopo molti anni - si è sfogato il presidente di Confartigianto - è tornata un’accusa nei nostri confronti: quella di essere la maggiore causa di evasione fiscale nel Paese. Invece l'evasione sta in ben altri luoghi, fra chi delocalizza la produzione, ma anche la sede legale per non pagare una lira di tasse. Ma l’evasione sta anche nel doppio lavoro e nella criminalità che frena lo sviluppo dell'impresa. Noi non siamo quelli dei panfili dei manifesti - ha concluso Guerrini - quelli se li compra qualcun altro, che magari è anche al governo». E mentre la colorita folla degli artigiani sciama, c’è ancora chi vuol strappare un sorriso e, davanti ai fotografi, alza orgoglioso il suo cartello: «Le mani in tasca me le mette solo mia moglie. Tassassini».