Un artigiano ha clonato la Ferrari Sequestrate due monoposto false

Il costruttore protesta: «Sono prive di motore e le ho costruite con le mie mani»

Silvia Gilioli

da Modena

Due Ferrari clonate, contraffatte. Secondo la Guardia di Finanza non ci sono dubbi, si tratta di una frode, l’autore però protesta, sostenendo che è tutto in regola, anche perché erano prive di motore.
I due esemplari in scala originale di Formula Uno, modello F2002, sono stati sequestrati in altrettanti show car, a Roma e in un piccolo paese della provincia di Bari. Le Fiamme Gialle di Modena hanno denunciato 2 persone per contraffazione e messa in commercio di materiale contraffatto. Le Ferrari finte erano utilizzate da esposizione, per eventi, fiere, manifestazioni e raduni di appassionati: ogni volta le macchine venivano affittate per somme ingenti, per un giro d’affari da quantificare.
È partito tutto da foto contenute in un sito internet per appassionati. Di lì si è arrivati alla scoperta del primo esemplare, nello show car di Roma, di proprietà del Presidente del Club «Passione Rossa». F.B., 35 anni, era al vertice di un ex club Ferrari, tra i più frequentati d’Italia. La Ferrari l’ha diffidato più volte, poiché tutta la sua struttura ha l’impronta precisa del Cavallino, ma non ha mai voluto adeguarsi alle richieste della casa di Maranello. Le macchine sono state portate proprio negli stabilimenti della Ferrari, dove si cercherà di stabilire la provenienza del materiale, dei distintivi e degli sponsor applicati. Alla stessa Ferrari erano arrivate segnalazioni di monoposto false e di questo aveva informato i finanzieri. Si pensava di trovarne una a Roma, lo scorso sabato, a un raduno di auto Ferrari non autorizzato, il Vatican Meeting. Lì non è comparsa, ma nei giorni successivi si è arrivati alle macchine tanto ricercate. «Per evitare che alcune persone sfruttino abusivamente il nome della Ferrari, anche per illeciti guadagni - dice Antonio Ghini, direttore della comunicazione della Ferrari - l’anno scorso è stata fondata la Scuderia Ferrari Club, società consortile tra la Ferrari e i suoi tifosi, che riunisce i Ferrari club autorizzati. Questa decisione adesso può essere compresa meglio».
Quasi tutti i club erano animati da semplice passione, qualcuno però approfittava del marchio Ferrari per fare soldi. «Francamente siamo curiosi di verificare il livello di precisione delle macchine - aggiunge Ghini -. Sono stati tanti gli esempi di contraffazioni di auto storiche, più rari quelli delle monoposto».
Qualche mese fa una Ferrari falsa venne sequestrata dalla Gdf in una casa privata, poi c’è stato un caso in Turchia. Tre anni fa venne trovata in Thailandia una P3-P4, macchina storica. In passato un appassionato ha costruito una monoposto interamente in legno, ma aveva avvertito la Ferrari e fu autorizzato. Questo costruttore abusivo, invece, non avrebbe detto nulla a nessuno. È un imprenditore siciliano, Maurizio Barbuto, 35 anni, residente in provincia di Trapani, a Castellammare del Golfo. «Sono offeso per la denuncia - racconta - e per il sequestro delle monoposto. Quelle macchine portano il mio cognome, si chiamano “Barbuto car”. Non hanno il motore, le ho costruite con le mie mani, non sono contraffatte». Il carrozziere ha ancora i documenti di acquisto dei materiali usati. «Le gomme le ho comprate in Germania, i cerchi in lega all'Avon di Catania. Ne ho costruite 3: una è in Germania, di colore verde e là hanno voluto anche un simulatore di guida».
Il presunto taroccatore è convinto di uscire pulito dalla vicenda, anzi di trovare nuovo slancio per le sue creazioni. «Se le hanno scambiate per Ferrari vere, vuol dire che il mio lavoro è stato fatto bene. Avevo cominciato quasi per gioco, cercando di conquistare clienti nuovi, con le mie qualità di artigiano». Barbuto dice di avere pure avvertito, a suo tempo, la stessa Ferrari.
«L’ho contattata più volte per mail, mai avuto risposta. Per fortuna ho conservato i miei messaggi sul computer».