Artisti e scrittori per un Natale molto particolare

Il Natale visto dagli artisti è tutta un’altra cosa. Non indulgenti, non inclini al buonismo tipico di questo periodo, gli artisti molto spesso vedono ciò che un occhio distratto non coglie. Domani la Casa delle Letterature (piazza dell’Orologio) ospita un evento dal titolo Natale Natale 2, il cui sottotitolo («spiritualità famiglia intimità affetto generosità o solitudine confusione ansia consumismo?») spiega perfettamente l’approccio al tema. Curato da Maria Ida Gaeta, l’evento vede insieme sei poeti, sei narratori e sei artisti; diciotto figure importanti del panorama contemporaneo che si cimenteranno in una nuova raffigurazione del Natale. Gli spazi della Casa delle Letterature verranno completamente stravolti, grazie anche ai lavori site specific degli artisti. Ma inedite saranno anche le opere degli scrittori e dei poeti, tutti insieme, a raccontare questa festa nata come religiosa e diventata consumistica. La caratteristica di questa manifestazione è data anche dalla giovane età di tutti i partecipanti, a eccezione di tre grandi come Magrelli, Dessì e Lodola. A stravolgere le caratteristiche architettoniche della Casa delle Letterature soprattutto gli artisti, come per esempio Donatella Spaziani, che ha progettato il rivestimento degli imbotti delle finestre di una sala con una carta da parati in porpora e oro. O anche Dessì che interverrà sulla fontana posta al centro del chiostro borrominiano. Ancora più complesso l’intervento di Luana Perilli, dal titolo «anche quest’anno»; il lavoro della giovane artista romana consiste in una installazione di cinque mensole bianche piene di barattoli al cui interno possiamo trovare solo materie alimentari di colore bianco. Sulla mensola centrale la scritta «non aspettatemi per cena». L’irriverente installazione vuole giocare sull’assenza, grazie a materiali come il vetro, il legno bianco, ma anche grazie a barattoli che pur essendo pieni non lo sembrano, poiché riempiti tutti di qualcosa di bianco. È un rifiuto, una evocazione di impossibilità a partecipare a una festa come quella del Natale, un lavoro sulla sottrazione piuttosto che sulla partecipazione.