Artisti oggi, nel segno di Leonardo

Tre gli ambiti dell’originale rassegna: la pittura, la scultura e l’installazione

Miriam D’Ambrosio

Genesi, pensiero, manualità. Fasi necessarie alla creazione che nasce improvvisa, si sviluppa nella mente, arriva al corpo, alle mani. L'arte tutta è pensiero prima di essere materia, immagine, voce, gesto, suono, scrittura.
E il pensiero diventa tangibile, espresso in un blocco di marmo nero e lucido, levigato e contratto come un pugno, come un feto, e chiamato «Contrazione della metafisica n.4» da Francesco Gennari, pesarese poco più che trentenne, artista del «concetto assoluto», dell'opera visione unica che si offre a diverse interpretazioni. Come la foto, stampa su gelatina d'argento, opera del 2004 che precede di un anno il ghigno scuro del marmo, e che ritrae una lumaca intenta a uscire dal guscio, immerso nella panna montata. Antenne dritte, caparbietà, voglia di fuga, casa adagiata su morbidezza e dolcezza, egocentrismo. Chissà. La lumaca curiosa è un'opera con un nome chiarificatore: «Avendo se stessi come unico punto di riferimento».
Gennari, Gianni Caravaggio, abruzzese del 1968, e Pietro Roccasalva (Modica, 1970), sono i protagonisti de «La città di Leonardo - L'arte contemporanea, Milano e Leonardo», alla Fondazione delle Stelline fino al 6 maggio prossimo (la mostra è curata da Ludovico Pratesi).
Giovani artisti diversi tra loro, approdati a Milano dove lavorano, accolti dalla città che catturò anche Leonardo da Vinci, contenitore, ventre spazioso, madre adottiva.
E, come il Maestro, vedono la pittura come «cosa mentale», fusione di discipline (matematica, astronomia, filosofia, anatomia), possibilità ampia di espressione, di conoscenza. «Le opere degli artisti che presentiamo, milanesi di nascita o di adozione - scrive Camillo Fornasieri, presidente della Fondazione Stelline, nell’introduzione al catalogo - non sono un’imitazione attualizzante di un tema leonardesco: la loro è un’effettiva ricerca che sottolinea un legame vissuto da tempo, e che ha trovato in questa mostra un punto originale di proposta e di dibattito. Alcune opere, tra l’altro, sono state appositamente realizzate».
Roccasalva, Caravaggio, Gennari esplorano tre ambiti: la pittura, la scultura e l'installazione. E Pietro Roccasalva è quello che fonde fotografia, pittura, immagini digitali. Un esempio è la «Fisima 1», spazio claustrofobico e nitido, dove la morte è più presente della vita, dove un corpo di uomo si sposta, assente, nella serie di cinque immagini tra il reale e l'onirico, architettura di incubi chiari.
Niente è fermo, perduto, acquisito. I toni violenti e caldi del rosso e dell'arancio dominano la sua «Intelligent Artifice(r)», volto che è icona con la bocca socchiusa, umano e ligneo, carica di energia cromatica che campeggia sul bianco di una parete. Ad accogliere, a respingere, a essere segno, «cosa a sé», mutante.
Gianni Caravaggio il tempo lo vuole afferrare. Percepire. Il quotidiano e l'universo sono legati strettamente in un movimento costante. È così per «La visione di una stella proiettata verso la sua origine», opera recente, appena nata, fatta di bronzo, alluminio e cioccolato fondente.
Questo solido metallico, lungo due metri e posto a terra, sembra il viaggio compiuto dalla luce di una stella nel cosmo. Un tragitto definito per raggiungere un altrove.
In «Starsystem» (creata nel 2002), Caravaggio sposa l'universo ai fondali marini, un trionfo d'argento, un gioco d'alluminio, forme di stelle marine sparse e sovrapposte a creare una piccola torre di quaranta centimetri. Materia, acqua e aria e terra. Tempo generatore di spazio.
E arte che si mostra come pensiero da toccare, guardare, che lascia liberi di cercare e, perché no, di sorridere, di cogliere ironia.