«Da Arturo nessun attacco ma un avvertimento»

Santagata, numero tre dei prodiani: «L’intervento di Parisi è un promemoria per tutti se andremo al governo»

Luca Telese

da Roma

Anche nel pieno della bufera polemica con i Ds sulla «questione morale», lui, Giulio Santagata, non perde la sua imperturbabile flemma emiliana. Quando gli chiedi perché i Ds si siano arrabbiati tanto ti dà due risposte sul filo dell’ironia. La prima: «Sinceramente non capisco». La seconda: «Non dimentichiamo che è agosto». Il «numero tre» dei prodiani doc, il grande regista della Fabbrica gialla dell’Ulivo, smussa gli spigoli dell’intervista di Arturo Parisi, ma non ne attenua la sostanza politica, anzi.
Onorevole Santagata, cosa c’entra il fatto che sia agosto?
«Se non fosse estate probabilmente lei non mi farebbe questa intervista».
Resta il fatto che molti nella Quercia hanno letto il richiamo di Parisi alla questione morale come un’ingiuria.
«Ecco, perché? Io trovo che il messaggio fosse molto chiaro: siamo preoccupati per quello che accade al Paese, ci sono delle incongruenze da correggere».
«Questione morale» per i Ds è parola grave. Altro che incongruenza.
«Non gli va bene? Allora diciamo che Arturo non ha usato la parola più appropriata. È un problema di etica del mercato, va meglio? La sostanza è quella».
Ma perché Parisi ne parla ora?
«Perché entra nel merito di un problema che c’è, e che rischia di ripresentarsi in forma ancora più grave».
Lei l’ha giudicata provocatoria?
«Utile, direi: questo è un Paese dove il conflitto di interessi è ormai norma».
Ma sulla Rai c’era un attacco esplicito a Petruccioli, alla nomina di un ds o no?
«No, era un modo per dire: attenzione, stiamo sottovalutando il conflitto di interessi e il rischio che la lottizzazione diventi metodo».
Anche a lei daranno del moralista.
«Non lo sono. Il mio amico Mastella invoca il Cencelli: io non mi considero un santo, ma chiedo che i nominati abbiano almeno i requisiti».
Guardi che hanno nominato anche un prodiano, Pizzetti. Quella non è consociazione perché è un amico?
«Sarà un amico, ma Pizzetti ha molti titoli necessari per l’incarico che ha ottenuto. Viceversa il nuovo direttore generale della Rai, Meocci, non li ha».
Mi faccia capire...
«Non mi scandalizza che sia vicino al leader di Forza Italia. Ma che fosse, fino a un giorno fa, in un’Authority che doveva controllare la Rai».
E le stoccate di Parisi ai Ds sull’Unipol, lei che è un deputato emiliano?
«Ecco, credo che lì Arturo esagerasse un po’: la vicenda dell’Unipol è più trasparente delle altre».
Le Coop che fanno scalate?
«A me non scandalizza affatto. Ma allora Rutelli ha detto ben più di Arturo».
E la rabbia di Fassino?
«Fassino ha esagerato».
Dice che era un attacco ai Ds...
«No, era un avvertimento».
A chi?
«A tutti noi».
Non si tranquillizzerà.
«È un avviso per i naviganti. Un promemoria per il governo».
Prodi condivide l’intervista di Parisi?
«Nella versione deformata che ne ha dato qualcuno non credo. Nella versione autentica che le dico io, sì».