Arturo, lo zio del Costarica: «Felice di essere penultimo»

Claudio De Carli

«Sono arrivato penultimo, quindi è un trionfo». Il signor Arturo, anni 49, si è presentato più che altro per fare esperienza. Gli sci glieli ha dati la sua federazione che si era anche presa la briga di iscriverlo a Torino 2006 con un attimo di colpevole ritardo: sicuro che ti presenti?
Il signor Arturo non ha battuto ciglio, stavano già tirando giù la saracinesca delle iscrizioni e l’impiegato ha dovuto riaprire il libro: «Atleta numero 2.527, ora le nazioni ai Giochi sono diventate 78». Quando gli hanno chiesto specialità e dati personali ha risposto orgoglioso che di cognome faceva Kinch e arrivava dal Costa Rica, naturalmente non sugli sci, ma era lì per la 15 chilometri di tecnica classica, la sua specialità. E da quel momento ha iniziato a fare la corsa sul thailandese Prawat Negvjara, 48 anni, uno che si poteva battere.
Prawat non era da sottovalutare, intanto perché un anno in meno a una certa età può fare la differenza, e poi perché quel thailandese in realtà non era un disperato della neve ma abita in Pennsylvania e la sa lunga. Insomma l’altra Olimpiade non è solo cartoline e palle di neve, e c’è sempre un avversario da battere. Ieri Arturo Kinch ha fatto la sua gara, si è sbattuto come una marmotta, è caduto, si è rialzato, ha rianimato i suoi sci congelati, ha spazzolato i suoi baffetti biondi dalla neve, ha ripreso con quella cadenza tipica dei fondisti che mentre vanno sembra sempre stiano per cambiare idea tanta è la fatica che devono sopportare. Arturo Kinch ha tenuto duro, la gente lo incitava e lui ha tagliato il traguardo novantaseiesimo, dopo un’ora, sei minuti e 50 secondi, circa mezzoretta dopo la medaglia d’oro Veerpalu. Ma la grande soddisfazione è stata aver lasciato l’ultima posizione a Prawat. Lo ha tenuto a distanza fino al traguardo e poi si è fermato ad aspettarlo, 25 secondi di ritardo, il trionfo. Al cronista che gli si è fatto incontro ha detto: «Oggi è stata una giornata veramente difficile, c’era un freddo terribile e dopo qualche metro sono rimasto bloccato, ma a tutto questo c’è una spiegazione: ho da poco perso mio padre e ho passato molto tempo con mia madre, quindi ho trascurato gli sci e non ero nelle condizioni ideali per disputare un’Olimpiade». Un particolare che ne fa un eroe da medaglia d’oro. Avrà commosso mamma Kinch e tutto il Costa Rica che grazie al signor Arturo ha finalmente trovato un atleta che lo facesse esordire ai Giochi invernali. Lo riceveranno con tutti gli onori come succederà a Isabel Clark Ribeiro che nel cross donne ha conquistato uno storico nono posto, miglior risultato di sempre in qualsiasi disciplina per il Brasile, e esattamente l’opposto a quanto accadrà alla scintillante Lindsey Jacobellis, la snowboarder americana che a pochi metri dal traguardo, con la medaglia d’oro già al collo, si è dimenticata del signor Arturo e delle lezioni di umiltà: mentre era in volo su una gobba ha voluto stravincere e ha tentato di afferrare la sua tavola con la mano perdendo l’equilibrio. Oro all’elvetica.