«Arty», il moralista con la vita dietro le quinte

In una celebre introduzione a una delle sue collezioni di pièce, Teatro, Arthur Miller scrisse: «Sono in attesa di sorprese. Ho sempre amato molto il prodigio di scoprire come la gente e le cose del mondo sono arrivate ad essere come sono». È stato questo l’intento di Martin Gottfried, critico teatrale del New York Post e della Saturday Review, grande conoscitore del mondo dello show business e biografo ufficioso di Miller, oltre che di una serie di star tra cui Bob Fosse, Angela Lansbury e George Burns, nello scrivere la biografia di «Arty» (di cui qui sopra pubblichiamo uno stralcio): scoprire come arrivò, da figlio di una ricchissima famiglia ebraica newyorchese abbattuta economicamente e psicologicamente dal crollo di Wall Street nel 1929, a diventare uno dei più interessanti intellettuali del Novecento.
Miller era il re delle contraddizioni: appassionato e schivo, egocentrico e generoso, dotato di uno straordinario senso di convinzione morale e responsabilità sociale e insieme di un nevrotico disprezzo per la grettezza. Ecco perché quando cercò di raccontarsi, nell’autobiografia Svolte (1987), Miller cancellò del tutto i legami tra vita e opere e, in un momento in cui l’ostilità dei critici nei suoi confronti era ai massimi livelli, si concentrò esclusivamente sulla difesa di queste ultime. Nelle pagine del volume Arthur Miller - biografia terminata nel 2003, che Miller stesso autorizzò nelle parti che riguardavano le sue opere e osteggiò con risentito vigore nelle parti «private» - Gottfried non esita invece a mettere a nudo proprio le contraddizioni, e le debolezze, ovvero i lati umani e «privati», dell’autore, tra l’altro, di Uno sguardo dal ponte e Gli spostati, nella speranza di iniziare a saldare un grande debito: «L’America non ha mai amato i moralisti e Miller venne deriso per il fatto di esserlo. Se anche avesse scritto solo Morte di un commesso viaggiatore, sarebbe comunque stato inserito tra i giganti della letteratura teatrale. Eppure questo grande artista nel suo Paese è stato snobbato, per non dire disprezzato».