Asam sulle visite fiscali ai prof: «Non chiedetele o non pagatele»

Senza soldi le scuole non sono in grado di pagare le visite fiscali. Si vanifica di conseguenza la legge Brunetta sui controlli sulle assenze degli operatori scolastici. Va in tal senso la raccomandazione dell’Asam (Associazione scuole autonome milanesi) ai dirigenti scolastici a cui sono state prospettate due ipotesi: o non chiedere le visite fiscali, oppure non pagarle quando vengono effettuate.
Una reazione che rappresenta un risposta critica alla comunicazione arrivata nelle scuole lo scorso 13 novembre in base alla quale le visite fiscali erano da considerare a carico dei bilanci scolastici. Spiega Gianni Gandola, portavoce dell’Asam, mettendo in evidenza le conseguenze economiche di questa indicazione: «È evidente che le disposizioni di Brunetta pongono seri problemi alle scuole. Basta fare quattro conti. Quindici visite fiscali in un mese costano al minimo 625 euro che in dieci mesi diventano 6.250. In realtà le assenze di un giorno sono molte di più, verificandosi più casi quotidianamente, quindi un calcolo più realistico fa salire gli oneri necessari. In queste condizioni non sono stati previsti fondi di reintegro o finanziamenti ad hoc. Insomma è chiaro che si tratta di una situazione paradossale: un provvedimento tendente al risparmio, un’operazione che doveva servire a ridurre la spesa pubblica, finisce inevitabilmente per rappresentare un notevole aggravio per le scuole, di fatto aumentandola». In effetti le difficoltà delle scuole a far fronte a questo nuovo onere sembra fuori discussione. «La situazione finanziaria degli istituti scolastici è tutt’altro che allegra - continua Gandola - Le scuole erano appena uscite dalla lunga vertenza della tassa rifiuti, ora a carico del Ministero, e sono tuttora in difficoltà per quanto riguarda il pagamento delle supplenze per le quali non hanno soldi e, come se non bastasse, si aggiunge questo aggravio che poteva tranquillamente essere evitato. Il controllo del fenomeno dell’assenteismo poteva infatti essere effettuato in altro modo, direttamente dai dirigenti scolastici nei casi opportuni e non indistintamente in maniera obbligatoria persino per le assenze (saltuarie) di una sola giornata. Non solo, ma occorre sottolineare il fatto che i capi d’istituto non hanno la certezza della copertura finanziaria degli oneri derivanti dall’effettuazione di visite fiscali, non disponendo di specifiche risorse economiche. Si trovano quindi in una situazione di oggettiva difficoltà».
All’Asam aderisce la maggioranza delle scuole milanesi, quindi le disposizioni di brunetta rischiano di essere vanificate. «Si è finito con una norma improvvida e non strettamente necessaria conclude Gandola - per creare problemi di cui le scuole non sentivano il bisogno. Come dire che a volte l’eccesso di zelo si risolve in misure stupide e controproducenti».