Ascoli, processo al rom killer di 4 giovani. La folla: "Assassino"

Alla sbarra Marco Ahmetovic che, ubriaco alla guida, investì e uccise quattro ragazzi il 23 aprile. Tensione e spintoni in aula. La difesa chiede il patteggiamento e uno sconto di pena. Il giudice rinvia l'udienza a settembre

Ascoli - Si è aperto in un clima di grande tensione nel tribunale di Ascoli Piceno il processo con rito immediato a carico di Marco Ahmetovic, il nomade rom di 22 anni che il 23 aprile scorso, guidando ubriaco, travolse e uccise quattro ragazzi in motorino ad Appignano del Tronto. "Assassino...assassino!", "Devi marcire in carcere..." hanno gridato i familiari delle giovani vittime all’arrivo in aula del rom, che magrissimo e silenzioso, si è seduto al primo banco, a capo chino, senza dire una parola. Qualcuno - una cinquantina le persone che assistono al processo - ha anche tentato di forzare il cordone di polizia e carabinieri per avvicinarsi ad Ahmetovic, ma è stata respinta.

Urla e disperazione Fra i parenti di Eleonora Allevi, Alex Luciani, Davide Corradetti e Danilo Traini, tutti fra i 16 e i 18 anni, falciati dal furgone dell’imputato mentre andavano a comprare un gelato, c’erano genitori, fratelli, cugini. Qualcuno ha anche avuto un malore. A urlare insulti contro l’omicida, anche Leonardo, il fratello di Eleonora, miracolosamente scampato alla strage benché ferito. Con le stampelle, ha minacciato Ahmetovic, mentre altri gridavano "vergogna, vergogna" all’indirizzo del difensore del rom, l’avvocato Felice Franchi. Sotto la sorveglianza di una quarantina di agenti e carabinieri l’udienza è poi iniziata regolarmente, con la costituzione delle parti civili.

Spintoni e tensione "Marco ti voglio bene...siamo andati a scuola insieme, ti ricordi?". È un attimo. A gridare la sua solidarietà all’omicida, seduto al primo banco, è una ragazza minuta, capelli ricci, rimasta in piedi fra i parenti e gli amici delle vittime, assembrati dietro la transenna. Filippo Giuseppe Allevi, padre di Eleonora, una dei ragazzi uccisi, non ci vede più, e si scaglia contro la giovane, pensando che sia la moglie o un’amica del rom. Lei viene difesa a stento da altre persone. Il padre di Eleonora viene ricondotto alla calma, la ragazza scappa via - un vigile urbano la vede salire su un’auto dove l’attendono altre persone - e il mistero resta. Nessuno ricorda quel viso: qualcuno pensa che sia davvero una parente o un’amica di Ahmetovic, qualcun altro ipotizza una "provocazione" della comunità rom per far scoppiare disordini e ottenere così il trasferimento del processo in un’altra sede, più tranquilla.

Udienza a settembre È stato rinviato al 17 settembre prossimo il processo. Il giudice monocratico Emilio Pocci si è riservato di decidere se accogliere o meno la richiesta di patteggiamento avanzata dal legale di Ahmetovic che prevede una condanna a 3 anni e sei mesi per l’omicidio colposo plurimo, più altri sei mesi per il reato di resistenza a pubblico ufficiale e un mese di arresto per la guida in stato di ebbrezza. Contro il patteggiamento ha dato parere negativo il pm. Le famiglie di tre dei quattro ragazzi si sono costituite parte civile; non i parenti di Alex Luciani (che lo faranno solo in sede civile). L’assicurazione del furgone (intestata alla madre di Ahmetovic, così come l’automezzo), la "Duomo", ha messo a disposizione un massimale unico per il risarcimento dei danni pari a 750 mila euro. I legali delle parti civili hanno invece fatto istanza perchè il massimale sia riconosciuto ai familiari di tutte e quattro le vittime. Alla richiesta si è associato anche il difensore del rom.