Ascolti record al 22% Minzolini si gode la rivincita del Tg1

RomaL’avevano dato per quasi morto giornalisticamente parlando, o comunque prossimo all’esilio a New York. Era bastato un 16% di share per il Tg1 nella serata di domenica (sotto il Tg5 di quattro punti, e addirittura sotto il Tg3) e su Augusto Minzolini molti quotidiani avevano posto ieri mattina praticamente la croce della fine. Ma è successo invece che nell’edizione di lunedì alle 20, la testata regina della Rai sia tornata sui livelli di sempre, oltre il 20% di ascolti (21,96%). E allora Minzolini si è preso la sua rivincita a fuoco lento, ventiquattr’ore dopo, affidando a una nota una replica durissima e ironica rivolta a chi l’aveva seppellito: una «montagna di imprecisioni pubblicate» sul suo conto e sui dati auditel. La debacle di domenica è stata tutta colpa di una trasmissione «traino» troppo debole prima del Tg1, che era riuscita ad attirare appena il 7% degli ascolti, ha chiarito l’ex firma de La Stampa. E infatti, con il ritorno della programmazione consueta, l’Eredità prima del telegiornale, il Tg delle 20 lunedì è tornato a battere il Tg5: «Su alcuni giornali di oggi al di là di una montagna di imprecisioni (il Corriere della Sera pensa, forse per via del nome dal suono esotico, che la sede Rai di Saxa Rubra dove mi trovavo ieri sia in Marocco) si fanno delle affermazioni gratuite oltreché non vere - dice Minzolini - Si parla di crollo degli ascolti del Tg1».
Le critiche sono confutate dai numeri: sabato scorso «il Tg1 nell’ edizione delle 13.30 ha avuto uno share superiore al Tg5 del 9,4 per cento e la sera del 3,9. La domenica alle 13.30 un 9,3 per cento rispetto al Tg5, mentre la sera, per via di un traino che ci ha lasciato all’8 per cento, abbiamo, com’è noto, perso di quattro punti. Ieri abbiamo vinto sia al mattino che alla sera». Domenica è stata quindi l’incriminata serata del «crollo». Il direttore aggiunge con leggera polemica che anche il Tg3 si è avvantaggiato in quel frangente perché alla stessa ora su Rai1 è andata in onda «una trasmissione di commento al Gran premio del Brasile, di cui il sottoscritto non ha colpe, che ha registrato il 7 per cento e che ha fatto sì che una parte della platea si trasferisse su Rai3». Da quel livello, 7% di ascolti dal manipolo di appassionati di Formula 1, è dovuto risalire il suo telegiornale delle 20, che infatti si è fermato al fatidico 16%. Sono ragionamenti «ovvi», aggiunge Minzolini, «ma a quanto pare oscuri per buona parte dei giornali». I dati sul suo telegiornale sono comunque, a suo parere, «inequivocabili»: «Quest’anno il Tg1 ha perso sul Tg5 per sei volte; lo scorso anno una volta. Ebbene, nella gestione dello stimatissimo Riotta ha perso 4 volte il primo anno e 4 volte il secondo (in tutto 8 volte)». La storia dei sorpassi è poi ben più dolorosa per il Tg1: «Se andiamo indietro nel tempo poi i crolli sono stati veri e clamorosi: nel 2001 il Tg1 ha perso 32 volte sul Tg5; nel 2002 ha perso 128 volte; nel 2003 ha perso 24 volte; nel 2004 ha perso 15 volte; nel 2005 ha subito altre 70 sconfitte dal Tg5; nel 2006 ha perso 18 volte. Come anche i giornali sanno, la matematica non è un’opinione».
Anche il suo sfidante diretto, il direttore del Tg5 Clemente Mimun, lo difende: «Non mi interessa esultare, mi interessa fare un buon prodotto». E se è vero che dietro a ogni sorpasso «c’è una ragione», Minzolini a suo parere è vittima di una vera «caccia all’uomo»: «Verso di lui ho solo parole di solidarietà ed amicizia, perché da quando è arrivato, non essendo un uomo di sinistra, hanno deciso di rompergli le scatole e questo è capitato anche a me».