Ashkelon, la città che da mesi si prepara all'attacco di Hamas

Il centro sulla costa a pochi chilometri da Gaza vive l'operazione &quot;Piombo fuso&quot; in prima linea<br />

Ashkelon, città costiera a pochi chilometri dal confine con la Striscia di Gaza, assieme ad Ashdod, più a Nord, e Sderot, nell'entroterra, è il centro più colpito dal fuoco di Hamas. Lo era anche prima della fine della tregua. Dall'inizio dell'operazione "Piombo fuso" dell'esercito israeliano nella Striscia di Gaza è in "stato d'emergenza" e il sindaco Benny Vaknin ha chiesto a tutti i residenti di non lasciare le case, non allontanarsi dai rifugi anti missile e ha chiuso la maggior parte dei centri commerciali: "Hanno il tetto troppo sottile", ha detto ai giornali.

La città si prepara da mesi a un possibile attacco, a una situazione simile a quella che sta vivendo in queste ore. Dalla municipalità, Anat Berkowitz, una portavoce, spiega al Giornale che oggi la popolazione è calma e tende a non lasciare le proprie case per rifugiarsi più a Nord proprio perché nei mesi passati gli specialisti della sicurezza del comune hanno fatto di tutto per preparare il centro urbano a un attacco missilistico. Le sirene e gli altoparlanti che gridano lo "Tzeva Adom", colore rosso, all'arrivo di un Qassam o un Grad, funzionano come a Sderot e Ashdod e nelle comunità rurali lungo il confine. Ma qui, la città ha messo in piedi un sistema d'emergenza post impatto definito da Haaretz, quotidiano israeliano, "avveniristico". Quando il razzo colpisce un punto della città, sui computer della municipalità si crea un cerchio rosso sulla cartina. In cinque minuti le squadre di primo soccorso sono pronte a intervenire. A loro disposizione hanno tutti i dati demografici che permettono di sapere se: nella zona abitano immigrati etiopi o russi, e quindi d'inviare personale specializzato che parla amarico o russo; quanti disabili ci sono; quanti asili oppure quante persone anziane…

Alan Marcus, capo del dipartimento strategia del comune di Ashkelon, spiega che la città è l'unica ad avere questo sistema, basato su una serie di mappe tridimensionali legate a banche date demografiche e dei servizi sanitari. "Ci sono voluti mesi di lavoro – ha detto al Giornale – sapevamo che prima o poi saremmo stati sotto attacco e ora siamo pronti a resistere anche a un'operazione prolungata nella Striscia. Abbiamo iniziato a lavorare dopo aver visto i danni provocati dall'attacco di Hezbollah alle città del Nord nel 2006. Ora, specialisti da Sderot, Ashdod e dai kibbutz vicini vengono da noi per studiare il sistema".