Asia Argento: "Non sono cattiva è che mi disegnano così"

In "Boarding Gate" di Assayas, presto nelle sale, è una prostituta violenta pronta a uccidere

Roma - Per Asia Argento, versatile figlia del maestro dell’horror Dario, meglio un esorcismo, o pane, burro e marmellata? A vederla così, cappottino nero bon ton al ginocchio, stivali militari col tacco in para, capelli lunghi e frangetta da collegiale carina, mentre emerge timida dalle nebbie notturne del Pincio per l’anteprima nazionale di Boarding Gate (già a Cannes, presto nelle nostre sale) del cineasta parigino Olivier Assayas, la ragazza Argento ha nulla in comune con i suoi avatar cinematografici. Insomma, una merendina ricostituente gliela daresti. Così, quando la madre Daria Nicolodi, attrice ancora bella nella mezza età, se la bacia prima della proiezione di questo «neon-noir» (per dirla con Asia, fulminante linguaccia, che ha pure ficcato in bocca a un rottweiler, poi deceduto, nel film Go-go Tales di Abel Ferrara), i conti non tornano. Sul grande schermo, infatti, le esplode una fisicità da bad girl, neanche da dark lady: la parte della signora, ancorché trash, pulp o pork (sì, nel senso di porca), non fa per lei. Tanto per cominciare, in Boarding Gate, presentato dall’Asian Film Festival, l’artista classe 1975, con un 23 tatuato sulla nuca («piaceva anche al poeta William Burroughs: mi porta fortuna») si dà la gioia a cosce spalancate («l’ho fatto per davvero, nell’imbarazzo generale»), canna di pistola sugli slip e occhi negli occhi con l’amante Miles (l’uomo di panza Michael Madsen), uno che nei cassetti invece delle camicie tiene una lucida sfilza di manette per sedute sado-maso. E poi: con la cinta dei pantaloni, per farlo godere, strozzicchia il finanziere (ispirato a Edouard Stein, morto in strane circostanze), intanto che i due fanno un altro numero, salvo poi sparargli, tanto lui è un fetente e lei è Sandra, ex-prostituta tra Parigi e Hong Kong. L’ennesima incarnazione del Male con le tette: non un filo di trucco, abitini qualunque, ma tanta fisicità acrobatica, come quando Sandra fugge, sciancata, sui tetti di Shanghai («sono molto sportiva, non ho avuto controfigura»), sognando di comprarsi un club a Pechino. «Assayas aveva scritto un film più “classico”, che poi è saltato. Così, in tre settimane soltanto, abbiamo girato un po’ alla ventura, rubando le scene per strada. Eppure, nei miei sogni torna spesso la lavorazione di questo film, un’esperienza fisica unica. Che viene “de la trippe”, cioè dalla mia pancia. Quel senso di pericolo e di precarietà, per me, restano indimenticabili», spiega Asia, che doveva chiamarsi Aria, ma la legge vieta l’impartizione di nomi astratti, ed ecco l’esotismo. «Credo nel cinema sempre più globalizzato, che unisce i generi, con cast di tutte le nazionalità. Hong Kong, poi, mi fa pensare al nostro cinema di ombre». Piuttosto che finire borghesuccia piena di tic (alla Margherita Buy, per esempio), questa figlia d’arte pigia il pedale d’una premoralità selvaggia, con i disagi di chi pare dominato dalla possessione erotica.

«Non necessariamente devo essere fan di tutti i miei film. Però la gente tende a confondere la vita dei miei personaggi con me e questo mi dispiace. Ho sempre vissuto in un mondo molto libero e per me il sesso è solo strumento di potere: mi piace usarlo, sullo schermo e nella vita. E meno male che mi salva il mio senso dell’umorismo, la mia autoironia. E un grande amore per il cinema», riflette l’ex-compagna dell’ex-voce dei Bluvertigo Morgan, attesa alla Festa di Roma, dove il 23 (scaramanzia!) «passerà» La terza madre, horror gotico paterno, dove lei è Sarah Mandy, restauratrice americana con poteri paranormali. Ma è pure la Mater Lachrimarum, la Madre delle Lacrime, o strega che nel cuore d’una Roma spettrale provoca suicidi a catena, dopo che Sarah, inavvertitamente, l’ha liberata da una centenaria prigionia. Nel cast dell’ultimo film della Trilogia delle Madri di Dario Argento (dopo Suspiria e Il fantasma dell’Opera, con Asia protagonista), insieme a Philippe Leroy compare la Nicolodi. Forse l’occasione giusta per trarre la madre di Anna Lou (come si chiama la bambina dell’attrice) dalle catene di ragazzaccia sexy, che di sé dice: «È doloroso dover pagare il biglietto, per assistere allo spettacolo di sé» (e, intanto, cita Bret Easton Ellis).