Asili, il Comune sfida il tribunale: «Non iscriviamo figli di irregolari»

Sui bimbi dei clandestini Palazzo Marino non cede: «Chi è senza documenti non entra, è la Bossi-Fini»

(...) tant’è vero che la sua domanda di iscrizione era stata già ricevuta e avviata». La Moioli non lo dice esplicitamente, ma appare convinta che il vero fine dell’immigrata fosse sollevare un caso politico e mettere in difficoltà la giunta con un pronunciamento della magistratura. Come, in effetti, è avvenuto.
Le tappe della vicenda sono note: il 17 dicembre la giunta dirama la circolare che blocca l’accesso agli asili comunali dei figli di immigrati irregolari; il governo minaccia per ritorsione di tagliare i finanziamenti; il 14 gennaio una donna marocchina presenta ricorso in tribunale dichiarandosi priva di permesso di soggiorno e chiedendo che al Comune venga ordinato di accogliere ugualmente l’iscrizione di sua figlia; l’11 febbraio il giudice Claudio Marangoni con un provvedimento d’urgenza stabilisce che la bambina venga iscritta a scuola. Il Comune annuncia che rispetterà l’ordine del giudice, ma che presenterà ricorso. La piccola viene iscritta e, nelle graduatorie esposte l’altro giorno, risulta accettata per l’anno scolastico 2008-2009.
È così che si arriva all’udienza di ieri, davanti al tribunale - presieduto da Ezio Siniscalchi - che deve decidere se confermare il provvedimento d’urgenza del suo collega Marangoni. Ma i legali del Comune fanno sapere che il ricorso è ritirato. Sembra l’annuncio della pace, «finalmente la vicenda si chiude positivamente» commenta la capogruppo del Pd Marilena Adamo. E invece no. In serata Mariolina Moioli dirama un comunicato: «Sul piano tecnico-giuridico l’ordinanza del giudice va recepita e i dirigenti hanno provveduto ad applicarla. Ma l’ordinanza è scaturita da un ricorso strumentale, infatti la ricorrente risulta all’anagrafe residente nel Comune di Milano e la sua richiesta di inserimento in graduatoria era già stata avviata». Solo per questo il ricorso è stato ritirato. Dopodiché la Moioli va all’attacco: «Sul piano politico riaffermiamo il rispetto della legalità e la contrarietà alla clandestinità».
Cosa vuol dire, in concreto, assessore? «Che le domande verranno accolte tutte con riserva. E quelli senza le carte in regola non entrano». Il giudice Marangoni aveva suggerito di usare come criterio per accogliere le domande anche la abituale residenza a Milano... «La "abituale residenza" - replica l’assessore - non è un concetto che fa parte del diritto».