Asili nido, fuori due su tre An: gestione fallimentare

Stefania Scarpa

Negli asili nido romani non c’è posto per 9.475 bambini. Sono tanti infatti i piccoli in lista di attesa contro i 5.370 che hanno il posto garantito. Insomma, quasi due su tre delle 14.954 domande presentate non hanno avuto successo. E se è vero che l’assessore alla Scuola Maria Coscia promette a breve altri 1.700 posti supplementari, è chiaro che anche questo anno saranno tante le famiglie a dover rinunciare o a ricorrere, bilancio familiare permettendo, a un asilo privato.
Eppure l’emergenza poteva essere prevista e gestita. Dura la denuncia dei consiglieri provinciali di An Piergiorgio Valentini e Andrea Simonelli: «Non è stata fatta una oculata pianificazione in questa delicata materia, nonostante la sinistra governi questa città da ben 12 anni, con Rutelli prima e Veltroni oggi. Questo significa che oltre la metà delle domande di ammissione non hanno trovato al momento accoglimento per la carenza delle strutture esistenti. Tutto questo dimostra come in questi anni - proseguono Simonelli e Benvenuti - le giunte di sinistra del Comune di Roma nulla o quasi hanno fatto per far fronte a un’esigenza primaria per le famiglie, che è quella di garantire ai propri figli l’ingresso negli asili nido comunali».
«Avremmo gradito - concludono i due consiglieri provinciali di An - che da parte dell’amministrazione Veltroni ci fosse stata un’attenzione per le esigenze dei cittadini di Roma almeno pari al grande attivismo da lui dimostrato attraverso concerti ed eventi d’immagine nei confronti dei Paesi del terzo mondo. E gli scandalosi dati in termini di liste d’attesa per gli asili nido sono una testimonianza tangibile del fallimento della giunta Veltroni nell’affrontare i problemi sociali della capitale». Simonelli e Benvenuti auspicano inoltre che la Regione Lazio porti a termine il progetto avviato dalla precedente giunta Storace per la realizzazione di asili nido aziendali.
Ma critiche alla gestione dell’emergenza asili nido arrivano anche da sinistra. «Il bisogno di soddisfare tutte le richieste delle tante famiglie romane che chiedono di poter usufruire degli asili nido comunali - denuncia Adriana Spera, consigliere comunale di Rifondazione comunista - dà nuovamente forza a chi sostiene, ormai da molti anni, che l’accesso ai nidi pubblici non può più essere inteso e regolato come un servizio all’utenza ma bensì come un diritto dei cittadini. Bisogna superare l’attuale legge nazionale che intende gli asili nido come un servizio da erogare in base alle eventuali richieste delle famiglie e trasformarla in un diritto esercitabile dai cittadini in funzione dei loro bimbi e bimbe».
Spera si appella alla Regione («credo che già una legge regionale, finalizzata a tale scopo e supportata con adeguate risorse, potrebbe indicare un percorso in tal senso»), al Campidoglio («ritengo essenziale riaffermare che Rifondazione Comunista è fermamente contraria a risolvere la carenza del numero di asili nido in città affidando quelli nuovi alla gestione dei privati»). Spera sottolinea anche «l’evidente disparità di trattamento, di qualità educativa e ambientale, tra i bimbi e le bimbe che usufruiscono del servizio nelle parti centrali della città e quelli delle zone di periferia nonostante i loro genitori contribuiscano in eguale misura alla creazione dei servizi pubblici cittadini attraverso il pagamento delle imposte comunali».