Asili nido, la giunta Veltroni non mantiene le promesse

Veltroni aveva promesso di azzerare le liste d’attesa: ora non trova di meglio che prendersela con il governo

Rita Smordoni

Salasso in vista per 7.500 famiglie della capitale, che anche quest’anno saranno costrette ad affidare il proprio pargolo alla cura di asili nido privati. Delle 14.883 domande presentate per l’accesso agli asili nido comunali o convenzionati, più della metà non è stata soddisfatta dall’amministrazione capitolina. Il desolante resoconto sull’emergenza asili nido a Roma è emerso ieri, nel corso di una conferenza stampa a cui hanno preso parte il sindaco Walter Veltroni e l’assessore alle politiche educative, Maria Coscia.
Sono lontani i tempi in cui il Primo cittadino, all’indomani del suo mandato, prometteva l’azzeramento delle liste d’attesa. «Risolveremo il problema degli asili nido - proclamava il sindaco nell’agosto del 2002 - mi sto impegnando affinché alla fine del mio mandato non esistano più liste d’attesa né esclusi». «Non faremo l’errore - gli faceva eco l’assessore alla Scuola - di sottovalutare il valore sociale della maternità». Tant’è. Tre anni dopo, il Piano sociale per i servizi educativi per l’infanzia, a cui gli amministratori capitolini avevano affidato l’azzeramento delle graduatorie, ha fatto flop. Sono 7.500 i bambini, da zero a tre anni, ancora in graduatoria, anche se l’assessore Coscia promette di mettere a disposizione, durante l’anno scolastico, altri 1.500 posti, grazie all’apertura di 30 nuove strutture: 11 nidi comunali, 6 nidi dell’azienda municipalizzata Farmacap e 13 nidi aziendali.
Gioca in difesa il primo cittadino: «In quattro anni abbiamo aumentato del 53 per cento i posti disponibili, migliorato la qualità e mantenuto invariate le tariffe per le famiglie». E se la prende, al solito, col Governo, colpevole di non aver trasformato l’accesso ai nidi pubblici non più in un servizio a domanda individuale, bensì in un diritto ai cittadini: «Rivolgo un appello a tutti gli schieramenti affinché il Parlamento consideri la possibilità della frequenza agli asili nido come un diritto per tutti i bambini, facendo partire il ciclo della formazione obbligatoria fin dal momento in cui un bimbo può essere affidato alle cure di una struttura che lo prende in carico». Le porte delle strutture comunali restano chiuse per la metà dei bambini che ne hanno fatto richiesta, ma l’assessore Coscia non pare turbata e non ammette fallimenti, anzi parla di un modello Roma per la prima infanzia da esportare al resto dello stivale: «Continueremo in questa direzione di sviluppo - afferma - con 1.500 nuovi posti messi in campo e 40 nuove strutture già previste dalla programmazione finanziaria per i prossimi anni». Una magra consolazione per i bambini esclusi, che aspettando tempi migliori finiranno nei costosissimi asili privati che apriranno il primo settembre come i nidi del Comune, ma che costano mensilmente circa 400 euro, a differenza degli asili comunali la cui retta non supera i 146 euro.
Duro il commento dell’opposizione, che contesta la veridicità del numero dei bambini esclusi fornito dal Comune e punta il dito sulla totale mancanza di programmazione dei flussi demografici. «Nella gestione capitolina degli asili nido e delle liste d’attesa - afferma il vicepresidente del consiglio comunale Fabio Sabbatani Schiuma, An - è mancata serietà e pianificazione. Non a caso sono proprio le periferie romane ad essere maggiormente escluse. Gran parte dei quasi 10.000 bambini rimasti fuori proviene, infatti, da zone popolose e disagiate, come Tor Bella Monaca, Laurentino, Tiburtino, Centocelle, Magliana, Primavalle, Garbatella ed Ostia». Secondo l’esponente di opposizione, «si preferisce giocare a scaricabarile sul Governo ed ignorare le nostre proposte di rilancio, come le “Tate a domicilio” o la campagna “Adotta una scuola”, indirizzata al tessuto imprenditoriale romano per spingere i privati a ristrutturare gli edifici in cambio di convenzioni con la cartellonistica pubblicitaria del Comune, nonché di sgravi fiscali sull’Ici».