Asl e camorra, scandalo alla corte di Bassolino

Appalti per pulizia e smaltimento rifiuti sarebbero andati a imprese interdette dall’antimafia

da Napoli
Antonio Bassolino, governatore della Campania e re di Napoli, ha detto: «Siamo l’unica regione in cui il centrosinistra dal '93 in poi ha sempre vinto. E io sono l’unico politico ad aver aumentato i voti ogni volta che si è presentato, al Comune o alla Regione». E in questo sembra dar ragione al ministro Carlo Giovanardi secondo il quale il sistema di potere rosso, una volta trapiantato al Sud, non lo sradichi più. Con tutti i nessi e connessi.
Ma ora si comincia a capire meglio anche l’allarme lanciato dagli stessi compagni di partito, da Cesare Salvi all’ex sindaco di Salerno Vincenzo De Luca che un giorno sì e l’altro pure avverte: «Aprite gli occhi o una nuova Tangentopoli travolgerà i ds campani».
Dopo lo scandalo dell’onorevole Peppino Petrella, responsabile diessino della Sanità in Campania, medico personale e amico di Bassolino, colto sul filo del telefono a far pressioni (per usare un eufemismo) sul direttore della Asl Napoli 2 Pierluigi Cerato per nominare un direttore sanitario, una nuova bufera sta per abbattersi. Su un’altra Asl, questa volta la Napoli 4, incombe il rischio dello scioglimento per infiltrazioni camorristiche: primo e unico caso in Italia.
E allora per capire meglio bisogna venire qua, alla Asl Napoli 4, un bacino di 500-600mila abitanti, al centro del triangolo Pomigliano-Nola-Acerra, già regno incontrastato dei boss Alfieri e Galasso sostituiti dopo il loro «pentimento» da clan ancora più feroci. Bilancio della struttura sanitaria: 500 milioni di euro all’anno.
La relazione della Commissione d’accesso composta da specialisti di polizia, carabinieri, guardia di finanza, della Dda, la Direzione distrettuale antimafia, e inviata dalla Prefettura di Napoli è raggelante. La Commissione avrebbe riscontrato «la presenza di concordanti elementi di condizionamento camorristico». In altre parole qui, sotto l’occhio di dirigenti tutti nominati dalla giunta regionale, la camorra in questi anni ha spadroneggiato. Negli appalti e nei contratti di forniture la Asl avrebbe in modo sistematico violato le norme antimafia per favorire imprese, diretta espressione della camorra o collegate ai clan. Gli appalti - dalle pulizie alla fornitura dei pasti, al trasporto dei rifiuti - sarebbero andati sistematicamente a ditte non solo prive del nulla osta antimafia ma che addirittura risultavano essere state interdette dall’averlo.
Una di queste società avrebbe ottenuto anche un appalto alla Metropolitana, in associazione con una blasonata cooperativa del Nord. Ma torniamo alla sanità. Sempre in base agli accertamenti della Commissione d’accesso in una decina di cliniche private e di laboratori d’analisi consistenti pacchetti azionari sarebbero nelle mani dei clan.
Sarebbe stata fatta carta straccia inoltre del «protocollo di legalità» per la prevenzione antimafia che prevede l’invio alla Prefettura della documentazione sugli appalti pubblici da parte della Asl: semplicemente, quei documenti, la Asl alla Prefettura, con metodo, non li avrebbe inviati per anni.
Tutto è cominciato con la rimozione di Giuseppe Mancusi Barone, ex alto magistrato, direttore amministrativo per soli dieci mesi. Lo aveva chiamato nel gennaio 2001 lo stesso Bassolino, quando la situazione era già più che allarmante dopo che due direttori generali avevano rassegnato le dimissioni «per motivi personali e familiari» ma in realtà perché erano stati minacciati. Dopo dieci mesi ci si è accorti che l’alto magistrato Giuseppe Mancusi Barone non poteva fare il direttore amministrativo: «Non ha i titoli». E, con decisione del manager della Asl, su parere favorevole dell’avvocatura della Regione, viene messo alla porta: ma lui scrive, scrive e segnala tutto durante e dopo il suo incarico. Comprese le minacce cui viene sottoposto, durante e dopo.
Dalle sue segnalazioni è scattato l’intervento della Prefettura. La Commissione d’accesso ha cominciato a lavorare ad aprile e ha finito a luglio. Quindi il prefetto di Napoli Renato Profili ha inviato la relazione al ministero dell’Interno.
E ora un po' di cronistoria. A luglio Cesare Salvi con Fabio Mussi e il sostegno del «padre nobile» Giorgio Napolitano al Consiglio nazionale della Quercia pone la «questione morale» in termini generali sullo strapotere dei governatori ma l’obiettivo dichiarato è Antonio Bassolino. Chi segue passo passo la vicenda è anche Marcello Taglialatela (lo stesso che ha diffuso le intercettazioni telefoniche di Giuseppe Petrella), deputato di An e membro della Commissione sanità alla Camera. Il 10 settembre parla di «una cupola che controlla la sanità campana». Il 14 settembre il dottor Luigi Patrone, direttore amministrativo della Asl «incriminata» viene improvvisamente trasferito al Cardarelli. Il 16 settembre il deputato di An chiede «al Presidente della Regione Bassolino e all’assessore alla Sanità Montemarano se sono a conoscenza della relazione sulle infiltrazioni camorristiche alla Asl Napoli 4» e di «sospendere il direttore generale Francesco Cardone». Il 28 accusa: «Emerge in maniera incontrovertibile che la sanità in Campania è sotto il ricatto della sinistra e della camorra».
Il 29 settembre il direttore generale della Asl Napoli 4, il dottor Francesco Cardone, si dimette. Insomma sono stati azzerati i vertici. «Mi sembrano solo delle mosse disperate - dice ora Marcello Taglialatela -, per evitare lo scioglimento della Asl. Ma credo che nessuno voglia prendersi la responsabilità di tenere il coperchio su questa pentola...». Nella pentola ci sono il disastro di 8.500 miliardi di vecchie lire di debito accumulato dalla sanità campana e gli almeno 100mila abitanti costretti ogni anno ad andare fuori regione per curarsi.
Ora la questione è nelle mani del ministro dell’Interno, Giuseppe Pisanu. Il dossier sulla Asl Napoli 4 è arrivato sulla sua scrivania. Le procedure prevedono che un’ulteriore istruttoria sia svolta dagli uffici del Viminale. Poi, in base al libero convincimento che ne trarrà, il ministro deciderà se sciogliere o no.
pierangelo.maurizio@alice.it
(11. Continua)