«Asl, illegittime alcune nomine»

Antonella Aldrighetti

«Obiettivo centrato? Diffida in agguato...». Parafrasando i boatos della maggioranza di centrosinistra sulle nomine dei direttori generali delle Asl regionali, accludendo il ricorso presentato dal capogruppo Udc Ciocchetti per incompatibilità con la normativa vigente e aggiungendo la soddisfazione professata dall’assessore alla sanità Augusto Battaglia, secondo il quale «è stata rispettata la tabella di marcia fino a concordare su figure di altissima e comprovata professionalità», si può arrivare a ipotizzare che su qualche manager potrebbe profilarsi l’illegittimità di nomina.
Il motivo è presto detto. «Abbiamo la possibilità di dimostrare che i requisiti di alcuni manager selezionati per l’incarico non rispondono a quelli di idoneità per ricoprire il ruolo di direttore generale di Asl»: è Fabio Rampelli che parla senza troppe perifrasi. «Ed è per questo - continua - che ci piacerebbe tanto visionare il verbale redatto dai sei saggi per capire cosa sia stato scritto».
Ma è l’aut aut che il capogruppo di An alla Pisana pone a non lasciare adito a repliche: «Diffidiamo il presidente Marrazzo a firmare i decreti di nomina e avallare i contratti prima che vengano rese note le modalità con cui la giunta ulivista è arrivata ad operare certune scelte».
Ma senza fare nomi è difficile capire se, tra le alte professionalità, ce ne sia qualcuna «poco titolata». Ebbene il “quid” starebbe nelle cariche ricoperte fino ad oggi da qualche neo manager. Quale? «Due a caso: Antonio Di Pilla e Giusy Gabriele - replica Gianni Romano segretario della Fials Confsal - e con dovizia d’incartamenti possiamo affermare che per la presidente della Farmacap non ci sarebbero le idoneità sufficienti. Gli incarichi politici ricoperti anche per Di Pilla, non sono sufficienti a rispondere ai requisiti imposti dalla legge 229/99».
Ma che dice in dettaglio la legge? «Esprime la necessità di prendere in esame curricula che rapportino incarichi di natura dirigenziale con badget e unità di personale dipendente prefissato - ha esplicitato il sindacalista - mentre la Gabriele, pur ricoprendo l’incarico di responsabile del Dipartimento di salute mentale dell’Asl Roma C, ed ora in aspettativa, era comunque sempre deputata a rendere conto al suo direttore di comparto. Quanto a Di Pilla non basta dirigere un partito o essere consigliere per avere le carte in regola».
Considerazioni che inducono a supporre la possibilità di ricorso? «Qualcuno tra gli aventi diritto, già si sta muovendo con i propri legali - sogghigna Romano - è naturale che tra i 400 idonei scartati ci sia chi decide di far valere le proprie ragioni».
Se così fosse, per certuni, si allontanerebbe la presa di servizio, il 16 prossimo, auspicata da Battaglia? «Prima della firma del contratto - chiarisce l’assessore - tutti i manager dovranno dimostrare la validità dei titoli riportati nel curriculum con documentazioni appropriate».
E la conquista del risultato, allora? «Un’asserzione del genere fa supporre che se n’è raggiunto uno duplice - replica Rampelli - da un lato sono state scelte alcune tra le professionalità che hanno lasciato 8 miliardi di lire di buco dell’ex giunta Badaloni, dall’altro sono stati accontentati tutti i plauditores della sinistra». E secondo lui i “plauditores” non avranno futuro.