Asl, ora c’è il rischio di una valanga di ricorsi

La sentenza della Corte costituzionale che ha bocciato lo spoil system selvaggio con il quale la giunta Marrazzo ha decretato, ad agosto 2005, la rimozione coatta dei direttori generali delle Asl allora in carica, riveste anche un preciso indirizzo di censura del principio della «fidelizzazione politica». Infatti, a quei direttori generali, epurati in quattro e quattr’otto, non fu contestata la capacità operativa, ma solo il fatto che il loro contratto era stato firmato sotto una bandiera diversa da quella ulivista. Un errore madornale commesso dall’ex teledifensore civico che si ripercuoterà come un nuovo macigno sulle casse regionali. Cioè sui cittadini del Lazio, già vessati dagli aumenti delle addizionali.
Sono infatti pronti, sulle scrivanie dei legali di 5 ex direttori generali delle aziende sanitarie (Domenico Alessio, Franco Condò, Benito Battigaglia, Patrizio Valeri, Carlo Mirabella), i ricorsi al giudice del lavoro per il risarcimento del danno economico anche a titolo sanzionatorio. Per ognuno dei ricorrenti, infatti, si tratterà di ottenere il titolo per l’indennizzo di stipendi arretrati, oneri compresi, ma pure di chiedere presso la sede civile il ricalcolo dei danni morali. Altro aspetto invece è il pronunciamento definitivo del Consiglio di Stato che, congelato il giudizio, già 10 mesi fa aveva spedito tutti gli incartamenti alla Consulta per ottenere il parere sulla legittimità. Adesso l’organo supremo della giustizia amministrativa ha tutti i documenti necessari per esprimersi sulla sospensiva contrattuale. «E lo potrebbe fare già tra una ventina di giorni, visto che - afferma Francesco Castiello, legale di Domenico Alessio, ex direttore generale del San Camillo Forlanini - già dalla prossima settimana verrà depositata la sentenza della Consulta. Una sentenza che palesa anche l’illegittimità di nomina per i manager nominati dal presidente Marrazzo, tenendo conto che hanno ricevuto l’incarico sulla base di un articolo di legge dichiarato illegittimo e ormai abrogato: questi direttori generali potrebbero addirittura essere considerati abusivi e quindi procedere per proprio conto a cautelarsi nei confronti della stessa Regione».
Ma non basta. «A prendere le dovute precauzioni potrebbero essere pure quei direttori amministrativi e sanitari che hanno subito l’epurazione a cascata e che potrebbero presentare un’altra raffica di ricorsi per chiedere l’indennizzo sull’illegittima risoluzione del contratto», almeno questo è il parere di Guido De Santis, legale di Franco Condò, ex direttore generale dell’Asl Roma E. E se fin qui è stato dato ampio risalto al risultato per così dire tecnico, a fare notizia è pure quello politico. Se la giunta Marrazzo è chiusa nel più stretto riserbo perché - fanno sapere dall’ufficio stampa - sta vagliando la sentenza, l’opposizione regionale critica «i toni di infallibilità usati dal centrosinistra per epurare, a due mesi dall’insediamento, i direttori generali, quei toni - sostiene il capogruppo di Forza Italia Alfredo Pallone - si sono dimostrati frettolosi e le ragioni di allora, oggi, le pagheranno i cittadini. È l’ennesimo colpo alla sanità laziale dopo il calo dell’offerta sanitaria e l’aumento del debito». Parla di «sentenza chiarissima che sancisce l’errore nell’applicare lo spoil system ai direttori generali delle Asl» Luciano Ciocchetti, segretario regionale Udc, che aggiunge: «Il centrosinistra ha fatto nomine illegittime e irregolari».