Asl, ricorso al Tar contro le epurazioni

Antonella Aldrighetti

Sembrerebbe che sia bastato uno schiocco di dita del presidente Marrazzo per rimettere in riga qualche «elemento» della maggioranza di centrosinistra che fino a ieri avanzava critiche, nemmeno troppo innocue, alla scelta di alcuni neo manager delle Asl regionali.
Sembrerebbe appunto. Perché a nomine avvenute e avallate dalla commissione sanità, l’eco della spaccatura interna alla schiera ulivista resta. È vero che qualcuno dei «dissenzienti» ha fatto dietro front come l’assessore agli Affari istituzionali Regino Brachetti ma sono pur sempre rimasti, Prc, verdi e comunisti italiani, a tenere la barricata. Da Peduzzi a Zaratti passando per D’Amato, il fronte di sinistra, si esprime compatto prendendo spunto dal bisogno di verifica a breve termine sui nuovi manager. Se il capogruppo di Rifondazione ha formalizzato ieri, il voto contrario sulla Asl Roma F sottolineando l’esigenza di verificare al più presto la gestione complessiva della sanità pubblica, quello dei verdi e del Pdci hanno sottolineato la necessità di continuare ad esprimere perplessità sui manager «ripescati» dall’ex giunta Badaloni. E tutto torna tant’è che, per il capogruppo della Lista Storace, Fabio Desideri «nella maggioranza ulivista-marrazziana siamo già ai temporali estivi. Perché la bufera sulle nomine Asl non accenna a placarsi. Anzi sembra che i commenti degli esponenti della giunta ci convincono che, il periodo di rispetto istituzionale che si concede per prassi a chiunque venga chiamato a svolgere funzioni di governo di una istituzione, è finito». In gioco però ci sono ancora i posti di direttore generale dell’Asp, l’Agenzia di sanità pubblica e quello della direzione al Sant’Andrea, uno dei quali potrebbe andare, a sentire attentamente il chiacchiericcio di «Radio Pisana», all’Udeur. Mentre ai «rossi» spetterebbero solo le poltrone di second’ordine: direzioni sanitarie e amministrative. Poca cosa che però, secondo il capogruppo di An, Fabio Rampelli, va a porre l’accento «sulla parola verifica pronunciata da Prc, Pdci e verdi che somiglia tanto al classico mettere le mani avanti per non cadere all’indietro. Mentre era nel diritto dei cittadini e degli operatori della sanità avere manager pubblici di livello e invece Marrazzo ha propinato una lista di persone discutibili, molte delle quali senza i requisiti di legge. Fatto è che dinanzi a questo reciproco «tirarsi la giacchetta» il governatore Marrazzo rimane silente lasciando spazio a critiche feroci da parte di tutta l’opposizione che intanto, come primo atto di indignazione, ha disertato in massa la commissione sanità definendola una sorta di «circo» più che «una casa di vetro». Note stonate esplicitate prendendo le distanze dalla legittimità delle nomine dei direttori Asl, che hanno indotto i capigruppo di An, di Fi, dell’Udc e della Lista Storace, a sottolineare «l’illegittimità dell’applicazione delle regole sullo spoil system ai direttori generali delle Asl» fino ad asserire che «l’epurazione di coloro che sono in servizio avrebbe almeno dovuto tener conto del curriculum professionale e di un rendimento poco soddisfacente». Spunto che prende le mosse anche dal ricorso al Tar presentato ieri dallo stesso Luciano Ciocchetti. «Nel ricorso ho evidenziato l’illegittimità di quei contratti siglati nel 2003 e con validità di 3 anni - spiega l’esponente Udc -. Ho inoltre richiesto al presidente del Tar di considerare l’emissione di un’ordinanza che sospenda fino al 31 agosto, data dell'udienza, i decreti regionali di nomina».
Valutazioni che produrranno una risposta ma che in caso di rigetto sull'eventuale sospensiva, daranno seguito alla presa di servizio dei neo manager già il prossimo 16 agosto.