«Asm-Aem, soci pubblici in maggioranza»

Il sindaco di Brescia Corsini: «Advisor indipendente dopo il piano industriale»

da Milano

Condizione perché le nozze tra Asm Brescia e Aem Milano si celebrino è che «gli azionisti di riferimento restino pubblici» e cioè che la quota del nuovo gruppo in mano «ai Comuni di Milano, Brescia e Bergamo sia almeno del 50,1%, con solo il 30% ci sarebbe il rischio di un'Opa, e che le comunità vengano espropriate». A mettere i paletti alla possibile fusione tra le due municipalizzate lombarde è stato ieri Paolo Corsini, sindaco di Brescia, Comune azionista di Asm con il 69,2%, a margine di una conferenza stampa a Milano per presentare il premio conferito dalla Columbia University al termovalorizzatore di Brescia, giudicato il migliore al mondo.
Il presidente di Asm Capra ha poi sottolineato che, nel processo di aggregazione tra le due municipalizzate, «il piano industriale è la base di tutto». «L'operazione su cui stiamo lavorando - ha aggiunto Corsini - porterà straordinari vantaggi competitivi, evitando una secondarizzazione penalizzante delle multiutility italiane». Tra i benefici della fusione, Capra ha ricordato i «vantaggi di scala» prodotti dal nuovo gruppo nell'approvvigionamento del gas.
Per quanto riguarda i tempi dell'aggregazione, Corsini ha ribadito la scadenza di «fine anno per l'elaborazione di un piano industriale congiunto» da parte delle due società. Solo a quel punto «Brescia procederà alla nomina di un proprio consulente che deve essere terzo e indipendente» e che si aggiungerebbe a quelli già nominati da Asm (Banca Intesa e Merril Lynch) e da Aem (Mediobanca e Jp Morgan).
Quanto al termovalorizzatore dell'Asm, la municipalizzata bresciana ha incassato l'oscar di migliore impianto al mondo nel settore, il «Wtert 2006 industry award» organizzato dall'EarthCenter della Columbia University, battendo la concorrenza di competitori internazionali come New York, Londra, Amsterdam, Vienna. I criteri che hanno portato a Brescia il premio sono stati l'aspetto estetico dell'impianto, il livello di recupero di energia da rifiuti, quello delle emissioni inquinanti, l'utilizzo dei residui di combustione e l'accettazione dell'impianto da parte della comunità locale. Attraverso il termovalorizzatore Brescia nel 2005 ha trattato 757mila tonnellate di rifiuti producendo 510 milioni di chilowattora di energia elettrica (equivalenti al fabbisogno di 170mila famiglie) e 491 milioni di chilowattora di energia termica, rifornendo più del 40% dei 130mila cittadini bresciani serviti dal teleriscaldamento.