Asm conquista il 25% senza spendere un euro

Brescia rinuncia alla prelazione Si apre la partita dei rigassificatori

da Milano

Renzo Capra, vecchio e furbo patron di Asm Brescia, ha portato a casa una mezza vittoria nella partita Enel-E.On-Endesa. Una mezza vittoria, perché riesce a salire al 25% contro il 100% a cui puntava, ma porta a casa il 5% in più senza sborsare un euro. Ieri l’ad Enel, Fulvio Conti, ha infatti detto che ad Asm andrà il 25% di Endesa Italia, il resto (il 75%) a E.On.
Attualmente Asm detiene il 20% di Endesa Italia: in un comunicato emesso ieri ribadiva di avere «diritti di prelazione» che le davano la possibilità di rilevare il 100%. Asm ha così trattato la possibilità di rinunciare ai propri diritti di prelazione in cambio di una parte di asset. Endesa Italia, infatti, verrà sciolta e gli impianti staranno spartiti tra i due azionisti. Il rischio, per i bresciani, era quello di essere tagliati fuori dalla trattativa e di dover aprire un contenzioso duro e costoso non solo con Enel, ma anche con E.On. Hanno preferito portare a casa poco, meno di quello che avrebbero voluto, ma senza alcun esborso. «Questo affare è certamente positivo per Asm Brescia» ha commentato un analista: «Ovviamente dipenderà da che asset verranno dati ad Asm (sarà Enel a decidere e non E.On)». Tra l’altro, questo accordo evita il «rischio» che Asm fosse costretta a un aumento di capitale per comprare il 100% di Endesa Italia, cosa che non sarebbe stata gradita al mercato.
Piuttosto, c’è un altro aspetto non irrilevante: la fusione con Aem. I bresciani, o almeno la corrente che non era favorevole all’alleanza con i milanesi, puntavano molto sulla conquista di Endesa Italia che avrebbe permesso loro di continuare da soli. L’esborso previsto era pesante (4 miliardi per l’80%) ma sopportabile. Arrivare al 30% di Endesa Italia permetterà invece di continuare le trattative da una posizione relativamente più forte, ma non tale da sovvertire i valori in campo. L’accordo Enel-E.On spinge quindi Brescia e Milano a un avvicinamento. Anche perché rende più facile una trattativa basata sul valore degli asset (come vuole Milano) e non sulla valutazione di Borsa (come chiede invece Brescia).
Sul fronte del gas, invece, la spagnola Endesa si era mossa in fretta puntando sull’importante mercato del Nord Italia. Così aveva chiesto i permessi per due progetti: uno a Livorno assieme ad Amga Genova, oggi diventata Iride dopo la fusione con Aem Torino, e uno vicino a Monfalcone, nell’alto Adriatico. Posizioni strategiche perché in prospettiva permettono di convogliare il gas anche verso il Centro Europa. Il progetto di Livorno è già in fase avanzata, quello di Monfalcone è ancora a livello di attesa dei permessi. I rigassificatori fanno capo a Endesa Europa, cioè alla parte del gruppo spagnolo che è stata ceduta a E.On. Ma, stando a fonti vicine all’Enel, non fanno parte dell’accordo con E.On: «Saranno oggetto di trattativa» ha riferito la fonte. Sarà una bella discussione, perché prevedibilmente sia Enel, sia E.On sono fortemente interessate ai due punti di approvvigionamento. Anche perché i tedeschi, tramite Ruhrgas, stanno crescendo in Nord Italia nel settore della distribuzione del metano e stanno costruendo una loro centrale a ciclo combinato in Piemonte, oltre a quelle che acquisiranno tramite Endesa Italia. E lo stesso discorso si può fare con l’Enel che prevede la costruzione di due rigassificatori, ma ambedue nel Mezzogiorno.