Asp, un terremoto alla Regione

Antonella Aldrighetti

La chiave di volta al rimpasto della giunta Marrazzo potrebbe essere in seno all’Asp. Il condizionale è d’obbligo visto che, a oggi, questa è solo una delle tante ipotesi circolanti nel palazzo di vetro della Regione Lazio. Ma l’ipotesi che la riorganizzazione dell’agenzia di sanità pubblica regionale, con tanto di ridistribuzione delle competenze riesca a mettere il punto allo scompiglio politico interno alla maggioranza ulivista, solletica parecchio.
Però, se così fosse, allora l’auspicio di trasformare l’Agenzia in Authority non sarebbe solo una questione di mera dizione ma darebbe un segnale politico definito per delineare «una larga intesa politica per l’equilibrio sui poteri e sulle funzioni». Quest’idea la lancia il presidente dell’Asp Lucio D’Ubaldo, specificando «la necessità di autonomia dell’Asp dall’assessorato alla Sanità». Inoltre il passaggio garantirebbe anche una maggiore neutralità visto che, il progetto del presidente, vedrebbe l’Authority «imperniata sulla base di un organismo tecnico e politico che comunque risponderebbe al Consiglio regionale».
Già perché l’Asp, così trasformata, potrebbe svolgere una funzione più indipendente e agire di concerto con le proposte della maggioranza e della stessa opposizione. Vale a dire che mentre adesso l’Agenzia prende ordini dall’assessore Augusto Battaglia in futuro, trasformata in Authority, potrebbe rispondere a Massimo Pineschi che presiede la Pisana? «Abbiamo bisogno di un ruolo e di un luogo indipendenti e definiti “scientificamente” neutrali per svolgere - ribatte D’Ubaldo - quelle funzioni di responsabilità cui siamo chiamati. Bisogna uscire dalla dialettica che non aiuta, dai percorsi minati perché la sanità deve essere trattata con responsabilità e garanzia». Per cui a sentire D’Ubaldo non ci sarà nessuna moltiplicazione di poltrone, visto che «è tempo di tagli» almeno per quanto riguarda l’offerta ospedaliera pubblica, si deve invece passare attraverso politiche stringenti, che diano come risultato non lo spezzettamento di competenze ma semplicemente una equa ripartizione dei poteri. Sembra superfluo, a questo punto, ritenere che i battibecchi ulivisti si quieteranno quando la cosiddetta «equa ripartizione» delle poltrone sarà terminata. E infatti nell’ultimo mese, all’ombra dell’ipotesi di rimpasto si è ritornati a parlare prima di istituire un nuovo assessorato all’edilizia sanitaria da affidare al capogruppo della Margherita Mario Di Carlo, poi di istituire una commissione speciale per la sanità oltre a quella «ordinaria» per rafforzare il ruolo della stessa Margherita. Ma non è finito: successivamente si è vociferato che il governatore Piero Marrazzo fosse lì lì per assegnare qualche delega speciale a qualche consigliere. Intanto però, azzuffate permettendo, la giunta ancora non ha ottemperato a redigere il piano di rientro del deficit sanitario? «Tra martedì e mercoledì il presidente Marrazzo porterà una proposta organica per il riordino della spesa sanitaria, anche perché - chiosa Lucio D’Ubaldo - è giunta l’ora di provvedimenti stringenti per limitare razionalmente i costi del pianeta sanità». Nuovi tagli in arrivo? «Una linea politica di riequilibrio che già avrebbe rivisto i tagli dei posti letto passare da 5mila a 3mila» è la replica. Peccato però che già, tra martedì e mercoledì l’attenzione se la catturerà un altro fatto: l’annuncio, da parte di AssoLazio, del rischio di collasso finanziario delle aziende fornitrici di beni e servizi sanitari dopo che la cartolarizzazione dei crediti 2005 si è ampiamente impantanata.