Aspettando Celentano

Michele Santoro è antipatico a molti, qui. Ricorderete tuttavia quando Clemente Mastella, il ministro che usa l’elicottero come taxi e la cui base elettorale contempla forse il più smaccato clientelismo residuale della Prima Repubblica, Mastella, dicevo, abbandonò lo studio di Annozero perché giudicò alcune critiche poco cortesi. Santoro disse: «L’arroganza della politica sta diventando insopportabile, devono abituarsi di nuovo a discutere, a parlare con chi li critica». Il punto non è solo che Santoro, un giornalista, avesse pienamente ragione per quanto assai criticato: il punto è che è arrivato un comico che i politici li ha mandati direttamente sappiamo dove, ora, ed ecco, grande attenzione, discorsi sui vuoti della politica, sedute di autocoscienza. È solo la conferma del distacco tra i politici e la loro percezione del reale, un reale che si erano illusi, per troppo tempo, che potesse equivalere a una mera oscillazione tra Vespa, Floris e Mentana. Ora invece è arrivata una qualsiasi realtà non virtuale, pur fatta di piazze deliranti, e hanno sbroccato. Dal non sopportare alcuna critica, tantomeno giornalistica, sono passati a leggere che cosa dice Grillo e che cosa risponde Luttazzi. Ciriaco De Mita, intanto, orienta le primarie del Partito democratico.