Aspettando i privati Alitalia sciopera

Blocco il 19 gennaio senza servizi minimi di garanzia. A giorni il bando per la cessione mentre le cordate si stanno organizzando

da Milano

Sulla vicenda Alitalia tutti stanno giocando di pretattica, in attesa della prossima tappa ufficiale, ovvero della pubblicazione - a giorni - del bando di gara per la cessione della maggioranza da parte del governo. In questa fase di studio e di inquietudine, il sindacato dice la sua nel modo più plateale: ieri le tre sigle confederali, più Ugl, Sult e Unione piloti hanno confermato lo sciopero indetto per il 19 gennaio, già preannunciato nei giorni scorsi; la novità è che esso si svolgerà senza la garanzia dei servizi minimi previsti dalla legge; e quindi, nelle previsioni almeno, sarà più pesante per i passeggeri. I lavoratori lamentano la situazione d’incertezza e rivendicano il proprio coinvolgimento nelle prossime decisioni; quanto all’operazione di privatizzazione, in una nota evidenziano «la propria indisponibilità a proseguire nell’attuale percorso, in quanto sconosciuto e non condiviso».
Lo sciopero appare «pretattico» per la sua data: a due terzi di gennaio alcune carte dovrebbero essere state scoperte e la situazione potrebbe essersi modificata (a parte il fatto, comunque, che in un settore come quello del trasporto aereo già l’annuncio di uno sciopero ha per effetto seri danni). Il bando della gara è atteso entro l’anno, e al massimo potrebbe slittare ai primi di gennaio. Seguiranno le manifestazioni d’interesse, e una selezione, se non definitiva, dovrebbe avvenire entro gennaio. L’obiettivo del governo è di «chiudere» entro giugno.
La pretattica, comunque, non riguarda soltanto i lavoratori, ma anche i possibili compratori. In questa fase la sensibilità politica per un mantenimento dell’Alitalia (ieri in Borsa più 1,1% a quota 0,98 euro) in mani italiane sembra essere fortemente aumentata. C’è un intenso lavorìo sottotraccia tra vari soggetti interessati, sia tra quelli già oggetto di voci (De Benedetti, Della Valle, Air One, Banca Intesa) che tra altri, in posizione più defilata. Alcune dichiarazioni di distacco raccolte nelle ultime settimane avrebbero come obiettivo proprio quello di indirizzare i contenuti del bando di gara. Il ministro dell’Economia, Tommaso Padoa-Schioppa - il più titolato a parlare in quanto azionista della compagnia - ha più volte indicato nel 30,1% la quota che il Tesoro è pronto a cedere; ma si sa che sono forti le pressioni dei privati per un’uscita completa del capitale pubblico (oggi al 49,9%), come autentico segnale di transizione, per non alimentare l’equivoco che il governo, se titolare anche di una presenza simbolica, possa ancora essere il tutore delle distorsioni politiche di cui in questi anni è stata vittima la compagnia.