Aspettando l’erede di Biasotti tre nuovi consiglieri in Regione

Quella di Musso una scelta presuntuosa
Il Senatore Musso ha ribadito al nostro Direttore, senza essere convincente, la sua ferma convinzione a non dimettersi. Ancora una volta gli è sfuggito che si è aperta una questione istituzionale e politica. Istituzionale, perché riguarda il sistema della democrazia rappresentativa, la quale si realizza compiutamente allorché il mandato dell’elettore è svolto a tempo pieno e con totale spirito di servizio. Politica, perché tocca l’inveramento della democrazia nella specificità e diversità dei ruoli nei vari gradi e livelli in cui si articola.
Le due questioni sono connesse in quanto permanenza o dimissioni significano rispettivamente accentramento oppure divisioni dei ruoli istituzionali, restringimento o allargamento della partecipazione alla cosa pubblica, presenza una tantum o full time nella vita del Comune.
Su impulso di autorevoli giornalisti quali Guzzanti, Farina, Lerner, Feltri, Paoli ed altri in sintonia con Berlusconi, è allo studio di rendere incompatibili le cariche di ministri, sottosegretari, Sindaci, Presidenti di Provincia, Consiglieri regionali, provinciali, comunali e coordinatori politici con quelle parlamentari. Ciò per assicurare la totale presenza nelle aule parlamentari e nelle commissioni per non essere messi sotto a causa delle assenze.
Paradossalmente tuttavia il Prof. Musso, pro domo sua, adduce dei precedenti storici (Adamoli, Biondi) di cumulo di cariche che non costituiscono modelli suggestivi a valenza positiva e quindi da non adottare nella modernità della politica.
Pretestuoso per altro agganciarsi a ipotetiche sindacature future per non fare oggi il proprio dovere di fronte agli elettori. Di domani non v’è certezza, anche in politica.
Lasci dunque, motu proprio, spazi ad altre presenze e partecipazioni constatando l’obiettiva impossibilità di svolgere bene contemporaneamente i due ruoli, scegliendo quello parlamentare più remunerativo. E non attenda che ai cumulatori di carichi e incarichi riottosi venga imposta la disciplina delle inconciliabilità nell’interesse generale e superiore della Nazionale.
Franco Lentini
Il senatore faccia

il senatore
Caro Direttore,
le scrivo per dirle che ritengo specioso, cioè bello solo in apparenza, l'intervento del Senatore Enrico Musso ospitato nelle pagine del Giornale. Se fossi persona che vive su Marte o a digiuno della materia probabilmente sarei portato ad apprezzare le argomentazioni di disponibilità e di servizio del neo senatore Musso. Ma dato che la «gente» non è proprio così tonta, devo rilevare nelle parole del senatore la piena evidenza di una «voglia matta» di tenersi stretta la seggiola comunale, nella prospettiva, dice lui, di una sua ricandidatura a sindaco nel 2012! Questa è una palese dichiarazione dei propri interessi!
Leggo ancora le parole de Senatore: «In epoca di fannulloni di stato, essere disposti al doppio lavoro gratis non dovrebbe essere, in sé, negativo» (far risparmiare soldi al contribuente). Bello, ma la rappresentanza non è la rappresentazione dei cittadini, così almeno recita la costituzione italiana. Il cittadino ha diritto ad avere una persona che fa il proprio lavoro con attenzione e dedizione e non una persona che sta a Roma quattro giorni su sette.
Noi elettori del centrodestra vogliamo persone che si occupino del territorio tutti i giorni senza se e senza ma.
Il Senatore sembra confondere il proprio interesse, di possibile futuro candidato sindaco nel 2012 del centrodestra, con quello del presente dei cittadini elettori. La gente i diritti li ha oggi non nel 2012.
Il sen. Musso è assente dalla vita e dalle «cose» di casa nostra. La «qualità politica» del Senatore si vedrà in modo molto più significativo nel concentrarsi «sul fare» che sul dire o peggio sul «fare virtuale» di una tribuna, quella comunale, tenuta su in maniera artificiosa.
Il senatore Musso cosa ne pensa della vita delle commissioni? Ed il rapporto personale con le persone? E cosa centra il poter essere il candidato sindaco del centrodestra con avere una seggiola nel consiglio comunale senza poter partecipare alla vita dello stesso? Il bene dei cittadini riposa in una rappresentanza reale e non fittizia e tantomeno «strutturata». Per queste ragioni io non vedo altra via per il Sen. Musso che quella di dimettersi dalla carica di consigliere comunale.
L’ho votato perché stesse a Roma
Caro Direttore,
faccio seguito alla mia e-mail pubblicata il 27 aprile e oggi mi riferisco all'articolo del Senatore Musso di domenica 15 giugno.
Io sono un'elettrice del Prof. Musso e quando l'ho votato ero contenta di avere un Senatore come lui a Roma.
E questa era la mia convinzione, assolutamente non avrei mai ritenuto che lui dovesse anche rappresentarmi nel Consiglio Comunale di Genova e tanto meno pensavo che questo dovesse essere propedeutico ad una sua «eventuale» candidatura a Sindaco di Genova (che penso di poter valutare serenamente a suo tempo, anche se lo avevo votato contro la Vincenzi!).
Sinceramente ammiro queste sue «meravigliose certezze» che come elettrice non ho pensato minimamente ad avere.
Forse io sarò poco lungimirante mi perdoni il Senatore!
Eugenia Cerri
Enrico e Sandro tengano le cariche
Carissimo Massimiliano Lussana, tutti vorrebbero le dimissioni del duo Biasotti Musso. Io mi chiedo, perché mai?
Partiamo dal Senatore Enrico Musso e dalla sua carica di Consigliere Comunale: non esiste incompatibilità Costituzionale nell’accumulare contemporaneamente le due cariche. Inoltre durante la campagna elettorale è stato ribadito più volte che, il prossimo candidato a Sindaco che indicherà il Popolo delle Libertà, sarà il Senatore Enrico Musso. Bene, se questa è la situazione è molto meglio che continui a svolgere il ruolo di consigliere comunale.
Se venissero spostati i lavori della Giunta Comunale al lunedì quindi, il Senatore Enrico Musso (con molto impegno) riuscirebbe validamente a svolgere entrambe le mansioni. Capisco che faccia gola a molti il posto vagante. Ma per il bene di Genova lottiamo affinché Musso possa lavorare anche a Palazzo Tursi.
Diverso il caso dell’Onorevole Sandro Biasotti:recita l’art. 122 comma 2 della Costituzione: «Nessuno può appartenere contemporaneamente a un Consiglio o a una Giunta regionale e ad una delle Camere del Parlamento, ad un altro Consiglio o ad altra Giunta regionale, ovvero al Parlamento europeo». «Il sistema di elezione e i casi di ineleggibilità e di incompatibilità del Presidente e degli altri componenti della Giunta regionale nonché dei consiglieri regionali sono disciplinati con legge della Regione nei limiti dei princìpi fondamentali stabiliti con legge della Repubblica, che stabilisce anche la durata degli organi elettivi».
Letto ciò, non capisco perché l’Onorevole Sandro Biasotti dovrebbe dimettersi dall’incarico di Consigliere Regionale. Non è una questione di «lana caprina» come qualcuno si affretterà a dire, ma una questione di etica della responsabilità e di rispetto degli organi competenti.
Andrea Cevasco
Un dibattito che giova alle idee
Egregio Direttore,
sono un assiduo lettore de «Il Giornale» e desidero ringraziarla per lo spazio che in questi giorni sta riservando al dibattito interno al Pdl, che ritengo non sintomo di liti, ma forma di democratica dialettica.
A proposito della lettera scritta dal Dott. Stefano Balleari, consigliere comunale di Forza Italia mi permetto di integrare la parte centrale, dove si afferma che «l'asse Scajola - Scandroglio - Cassinelli» ha prodotto ottimi risultati.
Fermo restando che a Genova Città alle ultime elezioni politiche siamo arrivati con circa l'11% in meno della sinistra, e che quindi occorre «rimbocarsi le maniche» in vista delle Regionali e speriamo anche le Comunali, è neccessario considerare come il risultato elettorale in Liguria si debba attribuire anche al forte radicamento e all'intenso lavoro svolto in modo costante sul territorio da Scajola (Imperia), Orsi (Savona), Mondello (Levante ligure), Morgillo (La Spezia). Se si tende ad escludere chi ha tanto lavorato e quotidianamente si impegna, allora si che nascono le liti e le rivalità.
Il nostro è un partito meritocratico e il merito (come la responsabilità) va equamente ripartito. Continuiamo nel dibattito (credo anche, caro Direttore, che serva a vendere qualche copia in più del Nostro Giornale) ed evviva il Governo Berlusconi!
Con stima
Paolo Buscaglia