Ma aspettano tutti la corsa di Parigi

nostro inviato a Monza

Si aggirano, tra box e vetture, serissimi carabinieri e strepitose ragazze. Bisogna saper scegliere. Qui a Monza c’è poco da scherzare. Un’occhiata veloce e allupata verso le minigonne, non più quelle delle auto, e uno sguardo più attento e preoccupato verso i militi usi ad obbedir tacendo. Tira una strana aria, a parte l’umidità che si appiccica alla pelle. Aria malsana, di storie di spie e di vendette. Poi ci si è messa di mezzo anche la botta di Raikkonen. Montezemolo Luca era sorridente prima che il fatto accadesse, con ondame al vento, così non lo si vedeva dai tempi antichi che gli valsero l’etichetta di «libera e bella»; il Presidente aveva chiesto informazioni veloci prima di trasferirsi sul lago, a Cernobbio: «Devo incontrare il ministro dell’Economia francese». Sempre ’sti francesi di mezzo, nel football, nella pallacanestro, nella politica e giovedì prossimo, Parigi, per decidere la storia più brutta della formula 1, quella definita spy story. La polizia postale, di prima ora, ha (avrebbe) consegnato avvisi di garanzia, firmati da Giuseppe Tibis, pm di Modena, agli uomini della McLaren, dico Ron Dennis, Mike Coughlan, Paddy Lowe, Martin Withmarsh, Jonathan Neale, Taylor, oltre all’ex ferrarista Stepney raggiunto altrove dalla posta: roba grossa, frode, sabotaggio e rivelazione di segreti industriali. Ma Dennis smentisce «Non è accaduto nulla, qualcosa potrebbe accadere», ha detto nel suo «suburban english». Si resta nel mistero, nel forse, chissà, sembra.
Invece di parlare di gomme morbide, di millesimi e di sospensioni si procede con le e mail, le carte bollate, le mezze frasi, gli scoop taroccati: «Sequestrano le macchine, avvisi di garanzia in pole position». Per la titolazione avrebbe il suo effetto, stiamo calmi, non è successo nulla ma tutto sta per succedere. Nel casino generale, comunque, Fernando Alonso accelera, va per la strada sua che è quella del capofila, al suo fianco ci sarà il nemico e sodale Hamilton, parenti e serpenti di cui si sparla e si immagina molto, forse troppo, i DICO a trecento all’ora sono un’altra bella storia. L’anno scorso qui Michael Schumacher fece il suo vinco e chiudo. Resta uno striscione di memoria lungo il rettilineo del traguardo, appare pure il Fenomeno con il suo mascellone ad assistere al sabato magro della rossa: «Qualifiche modeste, speriamo domani», dice Montezemolo per liquidare una giornata piena di cose, non tutte dolci per casa Italia.
Monza è quella di sempre, il solito alveare fuori e dentro, i soliti noti addobbati a più non posso, ragazze seminude, vecchi che trascinano la foto di Fangio, bagarini di madre lingua sempre identificabile alla prima offerta. Il popolo guarda i proiettili passare, qualcuno ne sente soltanto il fragore intuendo la marca della vettura e l’abilità di chi la conduce. I tempi di qualifica, il quinto posto di Raikkonen, la potenza e la prepotenza di Nando l’asturiano sono asterischi, note a margine, quasi non interessano l’alveare dei giornalisti. Il codice penale prende il posto della Guida rossa Grand Prix. Dato quasi per scontato (mai dire mai) quello che potrà accadere oggi alle ore due, si consultano articoli, norme e magari anche maghi per sapere quello che accadrà il tredici di settembre a Parigi. La conferenza stampa programmata e poi annullata da Montezemolo è un segnale semplice del disappunto ferrarista. Altri sono i guai, altri sono i problemi. È il momento di svoltare, di fare pulizia non soltanto in tribunale. Radio sponsor dice che Mercedes potrebbe far esercitare a questo punto il diritto di prelazione e sbattere fuori McLaren e tutta la brigata. Si deduce che del gran premio si parla e si scrive poco. Per fortuna oggi pomeriggio i carabinieri staranno a guardare, Monza ha una voglia matta di urlare per la Ferrari. Magari anche per Alonso, chissà, prima o poi potrebbe anche cambiare domicilio.