Aspettativa «obbligata» per gli autisti malati: protesta anti-Trambus

Una cinquantina di dipendenti si vedono dimezzare lo stipendio dall’azienda. La stessa sorte toccherà ad altri quaranta ma i sindacati non ci stanno

Daniele Petraroli

È muro contro muro tra dirigenza Trambus e sindacati. L’annuncio della mobilità per 53 persone (numero aggiornato a ieri sera) ha scatenato le ire dei lavoratori e tutto fa prevedere un’estate torrida per il trasporto pubblico romano. La questione è quella dei cosiddetti «inidonei», dipendenti che per motivi gravi di salute, non sono in grado, temporaneamente o definitivamente, di svolgere le loro mansioni come autisti di autobus e tram. Dopo averli impiegati in altri settori, come quello del controllo alle corsie preferenziali (una sorta di vigili aggiunti) o ai varchi delle metropolitane come controllori, Trambus ha deciso, letteralmente, di tagliare i rami secchi. Dal primo luglio 53 persone hanno avuto il benservito tramite lettera a casa. Tecnicamente l’azienda parla di «aspettativa retribuita» al 50 per cento dello stipendio, praticamente è cassa integrazione. La motivazione pare vada cercata negli annosi problemi di bilancio della ditta comunale. Ogni tentativo di mediazione con i sindacati, per il momento, è fallito. Anche l’assemblea aziendale di ieri pomeriggio, alla quale hanno partecipato addirittura il presidente di Trambus Raffaele Morese, l’amministratore delegato Filippo Allegra e il direttore del personale Tullio Tulli si è risolta in un nulla di fatto. Anche perché in totale sono quasi 400 gli inidonei e si parla di ulteriori «aspettative forzate» nei prossimi giorni.
Trambus si trincera dietro l’ultimo accordo nazionale sulla malattia stipulato nel settembre dello scorso anno. Unica concessione ai sindacati, portare la retribuzione dal 50 per cento dello stipendio al 70 per cento. Passare, cioè, dai circa 450 euro a 630 al mese. Una cifra considerata insufficiente dai sindacalisti per lavoratori che spesso hanno una famiglia sulle spalle. Inoltre, contestano a Trambus di non aver mai affrontato le motivazioni che portano tanti lavorati all’inidoneità. «Turni massacranti di guida - raccontano - anche sei ore e mezza al volante, traffico, caldo e proteste dei passeggeri. Su questo l’azienda dovrebbe intervenire, non mettendoli in mobilità quando non ce la fanno più». Per questo motivo lo sciopero di sabato prossimo, già organizzato dal Sult (sindacato unitario lavoratori trasporti) per il rinnovo del contratto di lavoro avrà una motivazione in più. Quattro delle otto ore di agitazione (dalle 8 e 30 alle 16 e 30 per metropolitane, bus, tram e ferrovie ex concesse) saranno dedicate proprio alla questione degli «inidonei». Ieri in serata, intanto, si è avuto un assaggio di quel che potrà accadere nei prossimi giorni al trasporto pubblico capitolino. I sindacalisti del Sult hanno occupato di fatto per ore la sede di Atac/Trambus sulla Prenestina (precisamente il piano del direttore del personale Tulli) per protesta.
«L’estate non inizia certo nel migliore dei modi per i dipendenti Trambus - ha commentato il capogruppo della Democrazia cristiana alla Regione Fabio Desideri -. Decine di lavoratori in una sorta di cassa integrazione. Metà stipendio, circa 450 euro al mese e tanti saluti. A quanto pare accade anche questo nella città, Roma, dove a detta del suo sindaco tutti si vogliono bene e nella Regione, il Lazio, che sulla base del suo governatore, dovrebbe essere di tutti, nessuno escluso. Sarebbe vergognoso che dei lavoratori venissero accantonati perché, forse, non più efficienti dal punto di vista fisico e perché non più utili come controllori. Bella riconoscenza, bella solidarietà verso chi ha perso la salute svolgendo per anni il proprio ruolo con dedizione e professionalità. La sinistra al governo della città ha gettato ancora una volta la maschera: la realtà è ben diversa dalla propaganda che ci viene propinata da ben 13 anni».