Aspiranti attori, ecco le trappole da evitare

Cinzia Romani

da Roma

In questi giorni persino i politici, quando parlano di spettacolo, rimandano al suo sottobosco, dando per scontato che donne e uomini, purché fisicamente dotati, si immettano sul mercato della carne con l’idea di mercificarsi pur di vivere dentro l’inquadratura (fu la rockstar Madonna, da giovane, a confessare che non poteva vivere «fuori dell’inquadratura»). Ergo, salutiamo con ragionevole entusiasmo il documentato libro del giornalista Sergio Fabi, che per i tipi di Gremese ha scritto Provini e audizioni. Come entrare nello star system (156 pagine, 16 euro), vero e proprio breviario salvavita ad uso e consumo degli sprovveduti in specie. Non c’è bisogno, infatti, di leggere le intercettazioni riguardanti «Spettacolopoli», con i suoi sordidi risvolti a base di sesso e ricattucci, per sapere che la via delle stelle si percorre in orizzontale. Tutti ci chiediamo come mai spuntino, qua e là, ragazzotte e ragazzotti tutti uguali, nei loro fisici di plastica, nella loro desolante inettitudine all’intrattenimento di qualità, soprattutto quando si accende la televisione. A suo modo, la magistratura fornisce alcune risposte a tanti perché e adesso, con miracoloso tempismo, quest’interessante volume offre molti preziosi avvertimenti. «Scrivere questo libro ha rappresentato una missione, per me, che ho cominciato a lavorare nello spettacolo come agente», spiega l’autore, un giovane intraprendente, che dal nulla s’è inventato Cinemotoreonline, utile a svelare trucchi e miserie del divismo nostrano. «Certo, il mondo dello spettacolo è un ambiente come un altro, ma qualcuno dovrà pur fare pulizia!» suggerisce Fabi, che ha concepito il suo manuale come uno strumento di auto-aiuto, per non cadere nelle trappole. Al di là della camporella, contro contratto, esiste il rischio, per esempio, che gente senza scrupoli chieda soldi su soldi agli aspiranti showman. «Va evitato chi cerca “volti nuovi”, perché tutto, nel cinema, passa da vie ufficiali, tramite aiuto-registi e casting che, certo, non si fanno pagare», afferma l’esperto.
Questo vademecum si basa anche sulle testimonianze di personaggi arrivati. C’è l’attrice Laura Morante, che senza mezzi termini dice la sua: «Quello dell’attore è un mestiere a rischio per l’equilibrio psichico: a furia di confrontarsi con la propria immagine, si perde il rapporto con se stessi». Meno astrattamente, il divo Giancarlo Giannini rilancia: «Riuscire nel mestiere d’attore è come fare tredici al Totocalcio» e magari pensa a quando gli toccava ballare con la Wertmüller, sua regista, quando interpretava Pasqualino Settebellezze. Sanguigno com’è, Michele Placido sentenzia: «Non si possono dare consigli, perché in questo paese siamo poco seri». E invece è serissimo, Sergio Fabi, quando snocciola gli indirizzi delle redazioni nelle quali, magari, si decide una carriera, oppure quando indica la formula migliore per buttar già un curriculum da attore. «Meglio evitare frasette del tipo: “Il mio sogno è interpretare una fiction”». E poi, la lista delle produzioni serie, delle agenzie cine-televisive, degli agenti di cinema... Sergio Castellitto, tanto per citare un attore noto, prima di mietere allori vendeva giornali. E un altro seduttore del cinema nostrano, quel Raoul Bova che ha detto ciao all’America e ai suoi serials in batteria, perché stufo della competitività hollywoodiana? «Non si può piacere a tutti». Gli fa eco il regista Dino Risi, che saggiamente consiglia: «Fare il regista non è un mestiere per tutti». A chiusura di Provini e audizioni, una piccola lezione di vita arriva da Carlo Verdone, che da sopravvissuto al giovane Muccino, ora se la gioca da maieuta.