Assad alla sfilata del 14 luglio L’armée infuriata con Sarkozy

I reduci delle stragi in Libano contro la presenza del Presidente siriano. Chirac non sarà sugli spalti

Bashar el Assad assisterà alla parata militare del 14 luglio a Parigi e incontrerà oggi Nicolas Sarkozy. Il leader siriano lunedì sarà sugli spalti assieme agli altri ospiti che voleranno in Francia nelle prossime ore per il lancio dell’Unione del Mediterraneo, voluta dal presidente francese. I leader di 44 Paesi sono stati invitati a inaugurare la sua nuova versione di partenariato mediterraneo.
A conclusione della due giorni di incontri, la tradizionale sfilata lungo gli Champs Elysées per il giorno della presa della Bastiglia è oggetto di polemiche. Il protagonista, l’esercito francese, rifiuta la presenza del raìs di Damasco. I soldati non dimenticano i loro morti nella guerra civile in Libano. All’alba del 23 ottobre 1983, a Beirut, un camion carico d’esplosivo si gettò su un edificio dove dormivano i parà francesi della Forza d’interposizione. Morirono 58 militari. Simultaneamente furono colpite le baracche dei marines americani: 241 vittime. Dietro il doppio attentato s’intravide l’ombra dei servizi segreti siriani. Quanto l’episodio sia ancora vivo nella memoria dell’esercito, lo prova il nome dato quest’anno al loro corso dagli allievi ufficiali dell’École militaire interarmes: «Antoine de la Bâtie», tenente 28enne morto nell’attacco. Alcuni soldati sfileranno forse con una fascia a lutto attorno al braccio, o volteranno la testa dall’altra parte passando sotto le tribune. Per ora, giovedì a Parigi è stato impedito ai reduci del Libano di manifestare il proprio dissenso.
Alla parata mancherà anche l’ex presidente francese Jacques Chirac. La ragione non è dichiarata, ma è chiaro che a infastidire è la presenza del siriano. Il predecessore di Sarkozy era grande amico dell’ex premier libanese Rafiq Hariri, saltato in aria nel 2005 a Beirut. Anche dietro quella bomba si sospetta l’azione dei servizi segreti siriani. Da allora, la Francia ha congelato le proprie relazioni con Damasco.
Sarkozy apre oggi una nuova era, controversa, nelle relazioni con il Paese levantino. Soltanto a dicembre, sulla questione libanese, si era rischiata una rottura ancora più drastica tra Francia e Siria. Poi, a maggio, l’accordo di Doha ha trovato una sbilanciata soluzione a mesi di stallo istituzionale a Beirut e a giorni di violenze tra maggioranza pro occidente e opposizione pro siriana di Hezbollah, vincitrice alle armi e in politica. Damasco, non opponendosi all’intesa, ne ha tratto credito. Proprio ieri, dopo lente consultazioni, il Libano ha annunciato la formazione di un governo in cui il Partito di Dio ottiene undici dei 30 ministri e il diritto di veto.
La visita di Assad a Parigi è tema molto controverso a Beirut, dice al Giornale Issa Goraieb, editorialista del quotidiano locale L’Orient le Jour. Hezbollah gioisce per la fine della «politica personale» di Chirac; la maggioranza teme che Sarkozy «vada troppo in fretta». Fonti giornalistiche rivelano che i francesi avrebbero fatto pressioni sul presidente Michel Suleiman per arrivare a Parigi con la notizia di un nuovo esecutivo. Il libanese vedrà domani sia Assad sia Sarkzoy. Poche sono invece le speranze di un incontro tra il premier israeliano Ehud Olmert e il raìs siriano. Israele e Siria comunicano da settimane attraverso la mediazione di Ankara. Il fatto che i due leader possano sedere a due capi opposti dello stesso tavolo è già in sé una notizia. Ma, in Israele, spiega l’esperto israeliano Efraim Inbar, l’attenzione non è rivolta a Parigi, ma ai guai giuridici di Olmert, indagato per presunta corruzione.