Assalti alle caserme, a giudizio 20 ultras

Associazione a delinquere, devastazione, saccheggio, violenza, lesioni a pubblico ufficiale: questi i reati di cui sono accusate le 20 persone per cui il pm Saviotti ha chiesto il rinvio a giudizio. Furono protagonisti degli scontri a Roma dopo la morte di Gabriele Sandri

Roma - Associazione per delinquere, devastazione, saccheggio, violenza, lesioni a pubblico ufficiale. Questi i reati per cui il pm Pietro Saviotti, a seconda delle posizioni, chiede il processo per 19 uomini e una donna, ritenuti a diverso titolo responsabili dei disordini di Roma dopo la morte di Gabriele Sandri, l’irruzione ad un concerto rock della Banda Bassotti a Villa Ada, l’occupazione di uno stabile dell’Atac, il tentativo di dar fuoco a un campo nomadi.

Assalti alle caserme La parte più consistente del documento firmato dal magistrato dell’ufficio dell’accusa e che sarà davanti al gup il prossimo 20 ottobre, per l’udienza preliminare, riguarda quanto avvenuto tra il tardo pomeriggio e la sera dell’11 novembre dello scorso anno. Dopo la morte, sull’autostrada, in provincia di Arezzo, a opera di un poliziotto, di "dj Gabbo dj" (Gabriele Sandri). Gli assalti alle caserme della polizia e dei carabinieri. Per quella vicenda inizialmente era stata ipotizzata anche l’aggravata del terrorismo. Ma ora gli inquirenti hanno deciso di non continuare su quell’aspetto.

Accusati La maggior parte degli indagati nell’inchiesta romana su tifo e violenza erano mossi da motivi di odio politico, di disprezzo per le forze dell’ordine ed erano fortemente radicati negli ambienti più duri delle curve di Lazio e Roma. È quanto emerge nella richiesta di rinvio a giudizio. I reati, a seconda delle posizioni, vanno dall’associazione per delinquere alla devastazione, dalle lesioni al saccheggio. Per le devastazioni compiute l’11 novembre scorso contro gli uffici del Coni e le caserme Maurizio Giglio, Porta del Popolo, La Bulgarella e Ponte Milvio e l’incendio di mezzi di polizia e privati sono accusati Alessandro Petrella, Fabrizio Ferrari, Matteo Nozzetti, Alessio Abballe, Francesco Ceci, Gianluca Colasanti, Pierluigi Mattei, Andrea Attilia, Roberto Sabuzi, Fabio Pompili, Fabrizio Frioni, Francesco Massa, Furio Natali ed Emanuele Conti. A tutti si contestano i reati di devastazioni, lesioni, saccheggio, danneggiamento ed altro. Gli stessi, insieme con Marco Turchetti e Matteo Costacurta, con l’eccezione di Pompili, sono accusati anche di associazione per delinquere in relazione alla progettazione degli episodi di violenza. L’assalto al concerto di Villa Ada viene contestato a Ferrari, Frioni, Ceci e Pompili. Per altri episodi, tra questi l’incursione nel locale Sally Brown, frequentato da giovani di sinistra, e la detenzione di oggetti contundenti, sono coinvolti a vario titolo anche Michela Ussia, Martin Avaro, Giampiero Celani e Daniele Pinti. Del gruppo di venti, 14 sono detenuti in carcere o ai domiciliari, uno è latitante e cinque sono invece a piede libero.

Associazione a delinquere Chi faceva parte del gruppo - secondo l’accusa - avrebbe "preso parte ad un’associazione finalizzata alla commissione di lesioni, violenza a pubblico ufficiale". In concreto - si legge nell’atto del pm Saviotti - "essi individuavano di volta in volta obiettivi, reclutavano partecipi per azioni mirate, spedizioni punitive nei confronti di giovani della sinistra antagonista romana o di tifoserie calcistiche - o per disordini di piazza, anche alla ricerco dello scontro con le forze di polizia, coordinandone l’attuazione e la copertura".