Assalto ai media, ora la preda è Reuters

da Milano

Nuovo scossone nel mondo dei media dopo l’offerta da 5 miliardi di dollari avanzata nei giorni scorsi da News Corp (Murdoch) su Dow Jones: la canadese Thomson Corporation sta trattando per l’acquisto dell’agenzia di stampa britannica Reuters, che - secondo il sito del Financial Times - sembrererebbe sul punto di approvare un’offerta. L’informazione economica sembra così andare verso una concentrazione, ammesso che le due trattative vadano a buon fine. Thomson, che opera già nell’informazione finanziaria, potrebbe arrivare ad avere una disponibilità di 5 miliardi di dollari con la vendita della controllata Colleg Education cui fanno capo le attività americane nel settore della formazione.
La stessa Thomson ha dichiarato che i 5 miliardi ricavati non verranno distribuiti in cedole, ma saranno investiti in nuove attività. Il cda di Reuters ha confermato di aver ricevuto un «approccio preliminare da una parte terza che potrebbe o non potrebbe portare a un’offerta su Reuters», afferma una nota. Thomson non ha fatto commenti. Secondo quanto afferma il quotidiano canadese Globe and Mail, l’operazione è però piuttosto delicata perché lo statuto dell’agenzia di stampa prevede che nessun azionista possa possedere più del 15%, mentre una fondazione che deve garantire «l’indipendenza e l’imparzialità» del gruppo ha una golden share (un diritto di veto) che può bloccare qualsiasi scalata non gradita. Primo azionista Reuters è il fondo britannico Schroders, che detiene il 7,9% del capitale. Va comunque sottolineato che non è detto che l’operazione non possa essere concordata con i principali azionisti e che lo statuto potrebbe essere modificato per aprire le porte ai canadesi.
Il fondo hedge Valueact Capital, secondo azionista di Reuters, ha detto che appoggerà la vendita della società a seconda dell’offerta: Jeffrey Ubben, partner di Valueact, ha detto che una fusione Reuters-Thomson sarebbe «una combinazione favolosa». Ed è su questa prospettiva che si sono mosse le Borse: a Londra, Reuters ha superato le 649 pence, contro una previsione di offerta a 600 pence, chiudendo a 614, con un aumento comunque del 25 per cento. Sulla scia di Reuters altre società del comparto (o vicine) hanno beneficiato di rialzi: Emi e British Sky sono salite rispettivamente del 6,5 e dell’11%. In Usa rialzi per Clear Channel, numero uno americano nelle stazioni radio. In Italia sono cresciute Mediaset (+1,18%), Mondadori (+1,9%) e Class (+5,36%). Thomson realizza l’80% dei propri affari nell’informazione elettronica in campo finanziario, fiscale, scientifico e sanitario. Nel 2006 ha registrato una crescita del fatturato dell’8% a 6,6 miliardi di dollari con un utile operativo di 1,3 miliardi in crescita del 7%. Reuters ha invece registrato un calo del 30% dei profitti lo scorso anno, ma ritiene possibile un miglioramento nel 2007. L’utile è stato di 305 milioni di sterline, mentre il fatturato è cresciuto del 6,5% a 2,57 miliardi.