Assalto ai petrolieri, l’inutile replica del ’99

Tutto già visto dieci anni fa: il copione dell'assalto ai benzinai è andato in scena nel '99. Anche allora il governo dell'Ulivo si apprestava a varare il pacchetto delle «liberalizzazioni». Anche allora la punta di diamante dell'«ampio disegno riformatore» era un ministro all'Industria che, combinazione, si chiamava Pierluigi Bersani. Anche allora ci fu un'attività di grancassa. L'Authority per la concorrenza aprì un'indagine: identica anche allora l'accusa alle compagnie petrolifere, di aver dato vita al famigerato «cartello», indicate come i vampiri che mentre riempiono i serbatoi delle nostre auto svuotano le nostre tasche. Addirittura fioccarono multe da infarto: 700 miliardi di lire. «Bene, bravi, bis» si applaudì dai Ds e dalla maggioranza. Solo che il Consiglio di Stato con una sentenza del 2001 ha dato ragione ai petrolieri e ha cancellato le multe: il caro benzina non è frutto di un accordo sottobanco.
Perché a tenere il prezzo dei carburanti tra i più alti in Europa è il fisco, in buona sostanza il governo. Come ricorda Carlo Stagnaro, direttore dell'Istituto Leoni, «anziché perseguitare i petrolieri, l'Antitrust dovrebbe indagare sulla composizione dell'accisa che grava su benzina e diesel». Rivediamo le cifre. Tuttora per ogni litro di carburante paghiamo: 1,90 lire per la guerra in Abissinia del 1936, 14 lire per la crisi della guerra di Suez (1956), 10 lire per il terremoto del Belice (1968), e così via fino alle 34 lire per coprire l'aumento del contratto degli autoferrotranvieri del 2004.
E ora facciamo un passo indietro di quasi dieci anni. Attenti alla tempistica. Il pacchetto che prevede la liberalizzazione anche nel settore della vendita dei carburanti viene varato da Bersani nell'ottobre del '99. Passano due mesi, e di fronte alle crepe che si aprono nel governo (il premier era Giuliano Amato), viene annunciata un'accelerazione: il provvedimento entrerà in vigore con un anno d'anticipo, nel giugno 2000 anziché 2001. Combinazione, il 6 giugno 2000 l'Antitrust, a conclusione dell'indagine sul «cartello», dispensa le multe da 700 miliardi di lire e censura i petrolieri anche per «i prezzi consigliati» esposti alle pompe di benzina. L'Unione petrolifera ricorre prima al Tar e quindi al Consiglio di Stato.
E il Consiglio di Stato - sesta sezione, sentenza numero 4779 - il 26 giugno 2001 dà torto all'Antitrust e fa piazza pulita del teorema del «cartello» su cui si basa la liberalizzazione alla Bersani che prevede la possibilità di aprire punti vendita da parte di chiunque e ovunque.