Assalto in gioielleria, presi i tre rapinatori

Avevano calcolato tutto, compresa la telecamera di un istituto di credito da mettere fuori uso. Ma non che la contitolare della gioielleria si fosse chiusa nel retrobottega per lavorare in pace. Così quando i tre banditi hanno aggredito la figlia del titolare mentre apriva il negozio, razziando poi gli espositori, la signora ha potuto dare l’allarme. In pochi istanti sul posto sono arrivati due carabinieri in moto che hanno acchiappato i banditi, ancora armati, senza colpo ferire, dimostrando professionalità e sangue freddo.
I banditi, tre palermitani, rapinatori professionisti, pluripregiudicati, sono entrati in azione verso le 11.30 di ieri in via Maddalena 1, una strada che collega corso di Porta Romana con corso Italia. Hanno atteso che Ileana, 24 anni, figlia del titolare Antonio Collarile, di 51 anni, aprisse la saracinesca dell’oreficeria «L’ora delle gioie» per darle una spinta e precipitarsi dentro. Hanno sfoderato due pistole, una con il silenziatore, e quindi iniziato a fare man bassa. Senza sapere che nel retrobottega c’era Daniela F., 49 anni, contitolare dell’attività. La donna ha chiamato le forze dell’ordine e poi avvertito il socio. L’uomo era poco distante ed è arrivato in un baleno, ha parcheggiato il suo fuori strada, un Bmw X5, davanti al negozio e si è precipitato dentro. Venendo accolto da un bandito che gli ha puntato la pistola contro.
L’uomo non si è perso d’animo e al primo attimo di distrazione s’è lanciato sui banditi ingaggiando una furiosa colluttazione. Nella confusione alle vittime è sembrato che i banditi abbiano premuto il grilletto, ma più tardi gli investigatori non troveranno ogive o bossoli. Anzi le pistole non avevano neppure il colpo in canna, accorgimento tipico dei rapinatori esperti che non vogliono complicazioni inutili. I banditi naturalmente hanno la meglio sull’uomo, anche se nella mischia perdono una pistola. Quindi raccolgono il borsone pieno di refurtiva, almeno 100mila euro, e scappano.
Proprio in quel momento arrivano da piazza San Babila i due motociclisti, allertati dalla centrale. Imboccano via Maddalena da corso di Porta Romana, e vedono Collarile sanguinante che ancora tenta di inseguire i banditi. Capiscono al volo cosa sta succedendo e si lanciano all’inseguimento dei rapinatori, in fuga verso corso Italia, che all’incrocio si dividono. Due proseguono dritti verso via Barellai ma vengono raggiunti dal maresciallo che estrae la pistola e intima l’alt. I banditi si girano, vedono la divisa, alzano le mani e appoggiano l’arma a terra. Il sottufficiale li fa inginocchiare e li ammanetta.
Il terzo rapinatore sta invece risalendo corso Italia verso piazza Missori, dopo aver mollato il borsone con la refurtiva. Il bandito viene subito raggiunto dal carabiniere che lo abbranca mentre è ancora in sella alla moto e quindi il fuggitivo riesce a divincolarsi e a infilarsi nella metropolitana per poi risalire dalla parte opposta, sempre tallonato dal militare. Quando anche lui riemerge lo ha perso di vista. Ma capisce che non può essere distante. Nota un'ombra che cerca di nascondersi in un androne: è lui, e finisce in manette.
Nel frattempo sono arrivati i rinforzi che prendono in consegna il terzetto: si tratta di Agostino Giuffrè, 41 anni, Pietro Guccione, 45, e Giuseppe Scalia, 48, uscito di galera a maggio. I carabinieri stanno accertando quando siano arrivati, se avessero complici e basisti e se possano essere autori di altri colpi nel Milanese. Recuperati anche due scooter, usati dai banditi per arrivare sul posto, e una Fiat Punto intestata a Scalia, probabilmente il mezzo usato per il viaggio da Palermo. Antonio Collarile nel frattempo viene portato al Policlinico: è ammaccato ma non sembra abbia riportato grossi danni e dovrebbe venire dimesso in queste ore.