Assalto giudiziario, Papa 8 ore sotto torchio: "Vittima di Bisignani". E litiga con gli ex colleghi

Oltre otto ore di faccia a faccia nel carcere di Poggioreale tra l'onorevole Alfonso Papa e i suoi ex colleghi per l’interrogatorio di garanzia del deputato al centro dell’inchiesta P4. La
difesa: non è mai stato socio del faccendiere, va scarcerato subito

Napoli Oltre 8 ore di faccia a faccia nel carcere di Poggioreale tra l’onorevole Alfonso Papa e i suoi ex colleghi. Il gip Luigi Giordano, che ha condotto l’interrogatorio di garanzia, il Procuratore aggiunto Francesco Greco e i pm Francesco Curcio e Henry John Woodcock, titolari dell’inchiesta sulla P4. Da tre giorni rinchiuso nella cella singola numero 4 del Padiglione Firenze, Papa, ex pm della Procura di Napoli, indagato per concussione, rivelazione di segreto d’ufficio e favoreggiamento, assistito dai suoi legali, Giuseppe D’Alise e Carlo di Casola, non si è sottratto alle domande.

Poco prima delle 18, al termine della maratona (una sola interruzione di meno di un’ora per la pausa pranzo), da una delle uscite di Poggioreale sono sbucati prima i tre pm, poi il gip, quindi gli avvocati del detenuto eccellente. «Siamo soddisfatti sull’esito dell’interrogatorio» hanno sostenuto D’Alise e di Casola, mentre i magistrati non hanno rilasciato commenti.

I legali di Papa hanno avanzato al gip una richiesta di revoca dell’ordinanza di custodia cautelare e, in subordine, gli arresti domiciliari per mancanza delle esigenze cautelari. D’Alise e di Casola hanno motivato così la richiesta: Papa si è autosospeso dalle commissioni di cui faceva parte ed è stato sollevato dal Csm dalle funzioni di magistrato.
«L’onorevole Papa ha fornito una ricostruzione dei fatti diversa da quella ricostruita dagli atti» ha spiegato l’avvocato D’Alise. E, a un certo punto dell’interrogatorio, il deputato, rivolgendosi al gip Giordano, avrebbe preso le distanze da Luigi Bisignani, ritenuto dagli inquirenti il perno dell’inchiesta sulla P4, sostenendo di ritenersi la «vittima di un complotto» ordito ai suoi danni dall’affarista.
Non poteva essere e non è stato un «faccia a faccia» sereno tra l’onorevole e i suoi ex colleghi in toga. Rivela l’avvocato Di Casola che, nel corso delle 8 ore di interrogatorio, ci sono state «delle di frizioni tra Papa e i tre pm della Procura».

Ma, tensioni a parte, «il deputato ha risposto alle domande con ricchezza di particolari, fornendo argomentazioni e spiegazioni» ha spiegato ancora di Casola. Il parlamentare del Pdl, nonostante il parere contrario dei suoi legali, avrebbe in alcuni casi deciso di rispondere alle domande dei pm.
Pochi minuti dopo il termine dell’interrogatorio, mentre i pm lasciavano il carcere, l’onorevole Maurizio Paniz (Pdl), varcava la soglia di Poggioreale per recarsi in visita dal collega dietro le sbarre.

L’incontro è durato un ventina di minuti. «Ho trovato Papa molto provato e a tratti commosso» ha rivelato Paniz. «Io e Alfonso non siamo amici, non abbiamo mai preso un caffè assieme, ma la mia visita ha un significato più che politico di affetto e vicinanza verso un uomo che sta soffrendo le dure pene che provoca il carcere». Paniz, presidente della Giunta per le autorizzazioni a procedere ha poi riferito che l’ex pm si è detto molto grato al premier Berlusconi per la solidarietà e la vicinanza espressa il giorno della votazione in aula a Montecitorio.
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