Un assalto xenofobo totalmente inventato

Angelilli: «Strana concomitanza con la visita degli uomini dell’Ocse»

Un filosofo austriaco del secolo scorso ha scritto che i fatti non esistono, perché sono le interpretazioni concordi a renderli tali. E quando alcuni dei maggiori quotidiani italiani leggono un evento nella medesima maniera, allora ci sono tutti i presupposti per credere che ci si trovi davanti alla verità. La stessa che in poche ore si è sgonfiata come un palloncino caduto su un cactus, rivelandosi un clamoroso abbaglio, una «bufala» come insegna il gergo. Alcune testate hanno parlato del lancio di molotov da parte di tre italiani a volto scoperto, altre hanno addirittura inserito le dichiarazioni (i virgolettati, si dice) di testimoni che hanno visto tutto e anche di più. In ogni caso si era davanti al più classico dei buchi nell’acqua, a un abbaglio bello grosso che sono stati gli stessi rom a sbugiardare. «Quelle dette ieri (l’altro ieri sera, ndr) sono tutte bugie, non c’è stata alcuna azione razzista, per noi la cosa finisce qui», fanno sapere in coro Mirbad e Bambalon, i responsabili del campo di via Candoni. Proprio loro che avrebbero avuto più di un interesse a cavalcare l’ondata (o presunta tale) di xenofobia imperante nella capitale, attirandosi solidarietà da ogni dove, hanno rispedito in stazione il treno delle polemiche che già era partito ad altissima velocità.
«Mi sembra gravissimo che alcuni importanti quotidiani abbiano quest’oggi diffuso notizie completamente false, secondo le quali si sarebbe svolto un assalto perpetrato da cittadini italiani facendo uso di bottiglie incendiarie», ha dichiarato il senatore del Pdl Andrea Augello. «È davvero difficile capire - ha continuato - come si possa inventare di sana pianta una storia così assurda, fabbricando per di più particolareggiati dettagli, il tutto condito dalle parole di presunti testimoni». È questa la quintessenza delle repliche che si sono succedute nel corso di tutta la giornata, condite da uno strisciante senso di preoccupazione di fronte all’atteggiamento di chi non esita a strumentalizzare e a vedere i fatti sotto la lente dei pregiudizi, anche quando i punti da chiarire sono più di uno e il silenzio dell’attesa sarebbe la mossa più opportuna. «In questa città purtroppo c’è chi sulla pelle degli immigrati vuole fare cassa politica», chioserà il sindaco Gianni Alemanno. E, dopo di lui, tutti gli altri: «È vergognoso che ci sia qualcuno che voglia speculare su questi fatti, tutto questo clamore non aiuta», ha sottolineato Federico Rocca, consigliere comunale del Pdl. E Luca Gramazio, vicecapogruppo del Pdl in Campidoglio, ha stigmatizzato con forza l’atteggiamento di quanti «non leggono le notizie ma si limitano ai titoli», rimarcando che «ad alimentare odio, razzismo e intolleranza sono state quelle testate che hanno deciso a tavolino di accreditare una versione palesemente falsa».
Qualcuno, però, va oltre l’idea delle strumentalizzazioni fini a se stesse e trova delle ragioni più profonde per giustificare un certo tipo di allarmismo. È il caso di Roberta Angelilli, capodelegazione di An al Parlamento Europeo: «C’è il sospetto che si voglia orchestrare una campagna politica e costruire ad arte un clima di odio. Questo episodio è ancora più preoccupante visto che precede di un giorno proprio la visita dell’Osce al campo di via Candoni. Speriamo che ci sia un impegno da parte di tutti per mettere all’angolo qualsiasi tentativo di provocazione e che ci sia piuttosto uno sforzo corale fatto di concretezza e di azioni positive per affrontare la grave emergenza umanitaria, sanitaria e di sicurezza, con un occhio di riguardo soprattutto per i minori rom». E un altro, per alcuni forse di secondaria importanza, per altri occhi, quelli dei lettori. Che formano una parte importante delle loro opinioni sulla base di quanto apprendono dai giornali. E che per questa ragione non possono finire vittime dell’interpretazione gonfia di pregiudizi di un fatto inventato.
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