Assange fa lo spavaldo: "Obama deve dimettersi"

Mentre continua lo stillicidio di nuovi documenti attraverso decine di siti di sostenitori di Wikileaks, il fondatore del sito JulianAssange rimane uccel di bosco nonostante un assedio sempre più stretto alla sua persona e ai suoi interessi (ieri una banca svizzera ha fatto sapere di essere sul punto di congelare fondi che fanno capo ad Assange). L’Interpol gli dà la caccia in tutta Europa, ma sembra che l’hacker più famoso del mondo si trovi in Inghilterra e che i suoi legali stiano negoziando in segreto con Scotland Yard.
Questo non ferma il fondatore di Wikileaks, che più sembra vicino alla fine della sua libertà personale più alza i toni. Ieri, in un’intervista in chat concessa da una località segreta al quotidiano spagnolo El Paìs, uno di quelli che pubblicano i “suoi” file, ha detto che il presidente americano Barack Obama «si dovrebbe dimettere se era al corrente dell’ordine illegale ai diplomatici Usa di spiare l’Onu».
Nell’intervista, Assange ha parlato anche della sua situazione personale. Sia io, sia la mia famiglia che i miei legali abbiamo ricevuto centinaia di minacce di morte, ha denunciato. «In base alla nostra passata esperienza abbiamo imparato a ignorare le minacce degli estremisti islamici e dei cleptocrati africani, ma abbiamo centinaia di minacce di morte specifiche da parte di militari statunitensi», ha spiegato Assange, secondo il quale a preoccupare maggiormente sono «gli appelli all’omicidio, al sequestro e all’esecuzione da parte delle elite statunitensi».
I servizi segreti ci spiano e la caccia ad Assange sembra avere motivazioni politiche, ha detto alla Bbc il suo avvocato Mark Stephens: gli Stati Uniti e non solo loro intendono far tacere un sito che si sta dimostrando troppo pericoloso. Il principale timore, spiega il legale, è che una volta catturato, la Svezia possa immediatamente estradarlo in America (si parla di Svezia perché in questo momento contro Assange c’è solo un mandato di cattura emesso a Stoccolma per la questione dello stupro denunciato da due donne svedesi).
Anche ieri, tramite una rete di circa settanta siti-specchio che “riflettono” il messaggio originale di Wikileaks, sono stati resi pubblici numerosi altri file riservati della diplomazia americana. E il tono dei collaboratori di Assange è di sfida: «Più ci sfidate e più diventiamo forti, non riuscirete a spegnerci». Nei file ce n’è davvero per tutti. Dall’Arabia Saudita «principale finanziatore del terrorismo islamico» (parole di Hillary Clinton) all’Iran «che versa milioni di dollari in segreto all’Irak», dall’Unione Europea che «non crede più alla vittoria in Afghanistan» (secondo il responsabile della politica estera dell’Ue Herman Van Rompuy) alla Cina, il cui partito comunista al potere «guidò i ciber-attacchi contro Google».
Ma la rivelazione più interessante, protetta da un’impenetrabile password, sarebbe quella dell’esistenza di una “polizza salvavita” di Julian Assange, già scaricata da migliaia di suoi sostenitori nel mondo. Un documento (denominato “insurance.aes256”) che conterrebbe in forma criptata files esplosivi su Guantanamo, Bp e Bank of America, con nomi e cognomi. Se ad Assange “succedesse qualcosa”, il suo contenuto verrebbe reso pubblico con conseguenze pesantissime.