Assange già scarcerato lo attende un dorato confino

Julian Assange è stato scarcerato. Il giudice Duncan Ouseley ha detto di «non riscontrare la gravità delle accuse» rivolte contro di lui per stupro e ha aggiunto di ritenere che qualora fosse processato in Svezia, il Paese dove sono avvenuti i fatti per i quali è stato arrestato e che ne ha chiesto l’estradizione, Assange sarebbe probabilmente assolto. Alla presenza di un pubblico molto folto di suoi sostenitori l’Alta Corte di Londra gli ha così concesso la libertà su cauzione: 200mila sterline più altre 40mila in fideiussioni. Una cifra elevata, ma la difesa del fondatore di Wikileaks, che si trova in isolamento nel carcere di Wandsworth dallo scorso 7 dicembre, ha fatto sapere di averla a disposizione, anche grazie alle generose donazioni di personaggi famosi quali i registi Ken Loach e Michael Moore, volti noti del progressismo chic.
Traducendo in fatti, questo significa che Assange è stato accompagnato all’uscita della prigione già ieri sera. Il fondatore di Wikileaks ha lodato la giustizia britannica («Non è morta», ha detto) e si è detto felice di esser tornato a «respirare l’aria fresca di Londra» e determinato a continuare la sua attività e a dimostrare l’infondatezza delle accuse contro di lui.
La libertà per il trentanovenne hacker australiano sarà comunque condizionata: avrà un domicilio coatto e dovrà indossare permanentemente un braccialetto elettronico che lo renderà localizzabile. Questo perché Assange viene comunque considerato a rischio fuga. La prossima udienza per la estradizione richiesta dalla Svezia è stata fissata all’11 gennaio, ma il procedimento è complesso e potrebbe richiedere mesi.
Assange dovrà dunque rassegnarsi al suo domicilio coatto in Inghilterra per un periodo piuttosto lungo. Ma non gli risulterà difficile: il suo è infatti un confino che definire dorato è poco. In attesa che i giudici britannici si pronuncino sul suo destino, il fondatore di Wikileaks godrà infatti dell’ospitalità del ricchissimo giornalista e amico Vaughan Smith, proprietario della settecentesca dimora di Ellingham Hall nel Norfolk (est dell’Inghilterra). Assange è già stato ospite nei mesi scorsi di questo maniero circondato da chilometri quadrati di boschi e campi, comprensivi di fattoria biologica che Smith gestisce personalmente. Le comodità non mancano, considerato che sono a disposizione dieci camere da letto e un ampio salone dotato di tavolo circolare, dove già da oggi secondo un euforico portavoce di Wikileaks riprenderà il suo controverso lavoro al computer; c’è anche una cantina refrigerata ben fornita di vini di pregio.
Julian Assange avrà l’obbligo di trascorrere a Ellingham Hall almeno quattro ore ogni giorno e quattro ogni notte, ma per il resto potrà spostarsi liberamente nella brughiera di una delle contee più verdi d’Inghilterra, salvo sottostare all’obbligo di firma presso una stazione di polizia. La più vicina si trova a un quarto d’ora di bicicletta dal maniero georgiano di Smith: un’occasione per Assange per fare un po’ di movimento.
Mentre Assange si prepara al suo confino di lusso, Wikileaks continua a diffondere documenti riservati della diplomazia americana, come fa ormai da settimane. Ne emergono vicende più che altro curiose, come quella che riguarda un’informativa sull’improvviso problema di salute che nell’estate del 2006 per poco non portò alla morte il numero uno del regime comunista cubano Fidel Castro: l’emorragia intestinale che colpì il “Lìder Maximo” avvenne durante un viaggio aereo senza alcun medico a bordo, e questo costrinse il pilota a effettuare in tutta fretta un atterraggio di emergenza per permettere a Castro di essere curato.